Strakosha, il custode dei sogni di Champions

Strakosha, il custode dei sogni di Champions

I miracoli di Strakosha, andato… a scuola da Peruzzi, tengono a galla la Lazio e le permettono di sognare ancora il quarto posto.

di Redazione Il Posticipo

Lazio, che Strakosha. Se i biancocelesti possono affrontare la corsa Champions con la serenità di potersi giocare lo spareggio con l’Inter con due risultati su tre, molto, se non tutto dipende da Strakosha. Un ragazzo mai elogiato come merita. E finito ingiustamente sotto discussione.

REAZIONE – La sfida con l’Atalanta conferma tutte le qualità di Strakosha. Reattività, coraggio e capacità di assorbire l’errore. Tutto ciò che serve, insomma, a un portiere di alto livello. Eppure nelle ultime settimane Strakosha non sembrava più regalare la stessa sicurezza a compagni e tifosi. Qualcuno ha anche pensato di accantonarlo. Niente di più sbagliato. A ventitré anni si può anche avere un momento di flessione. L’importante è riemergere. E il portiere albanese si è ripreso alla grande. Lasciando per giunta intravedere enormi margini di miglioramento.

INTUIZIONE – Merito di chi ha sempre creduto in lui. E alzino la mano. Beh, sarebbero in pochi: si contano sulle dita. Due, di sicuro: una è di Tare. L’altra appartiene a Peruzzi. I due non hanno mai cercato soluzioni esterne, convinti di avere a portata di mano la migliore scelta possibile. E in effetti, avevano ragione. Chi poteva tendere una…mano era proprio dentro Formello. Strakosha, ove ce ne fosse bisogno, si è guadagnato i galloni da titolare e il rispetto dei compagni.

ANGELO – In quest’ottica, la presenza di Peruzzi gli ha giovato parecchio. Strakosha si è affidato all’Angelo… Custode che gli è sempre stato vicino tecnicamente ed emotivamente. Consigli quotidiani per migliorare nella presa del pallone e sui compagni. Risultato? Un portiere coraggioso. Un calciatore che, a dispetto della giovanissima età, è in grado di imporsi in area piccola e comandare la difesa con grande serenità e forza d’animo. Il dubbio più grande era legato alla gestione delle emozioni e dell’errore: Strakosha non è crollato sotto la pressione della titolarità, né sulle responsabilità di qualche gol evitabile. Si è preso la Lazio. E ora non la lascia più.

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