Inter, un campionato in…trasferta

Inter, un campionato in…trasferta

L’effetto San Siro sta devastando l’Inter. Giocatori terrorizzati e la squadra ne risente. Un blocco mentale pericolosissimo.

di Redazione Il Posticipo

La fotografia di Inter-Benevento è nel calcio d’inizio. Tocco all’indietro lancio e palla…in rimessa laterale. E giù fischi. Il segnale di una partita giocata con il terrore addosso. E così anche le partite più “facili” che potrebbero essere risolte sfruttando il fattore campo, si trasformano in Everest. Difficile da scalare. E Spalletti deve centrare l’obiettivo Champions in una situazione paradossale: giocando, di fatto, sempre in trasferta.

Effetto San Siro

Tutta “colpa” di San Siro. In Spagna si definisce “miedo escenico” ovvero la paura che assale e attanaglia gli attori sul palco a teatro. A Milano si trasforma in “effetto Meazza”. Uno stadio che fa tremare le gambe come pochi. La tifoseria dell’Inter, poi, è particolare. Un plotone di esecuzione. Punta prende la mira e scarica tutta la bile possibile. I più colpiti? Non c’è molta distinzione. L’Inter non riesce a giocare anche e soprattutto per il blocco mentale. Il pallone scotta o pesa quintali. E se non si ha la personalità necessaria per tirarsi fuori da questa situazione non c’è scampo. L’avventura all’Inter è destinata a chiudersi. Per informazioni, rivolgersi a Candreva. L’esterno gioca con i tappi nelle orecchie ma soffre l’effetto Meazza. Così come Vecino, Gagliardini, Brozovic, Perisic, D’Ambrosio e Borja Valero. Nessuno ha più il coraggio di tentare la giocata. Risultato: la manovra è sterile e prevedibile.

I “sopravvissuti”

Ranocchia riesce a salvarsi per due motivi: il primo non è esattamente un motivo d’orgoglio. Le sue attenuanti generiche affondando nella poca considerazione tecnica. I tifosi non si aspettano molto di più di quello che può dare. Handanovic, Rafinha, Skriniar e Cancelo godono di una sorta di “immunità parlamentare”. Il portiere è indiscutibilmente l’unico capace di offrire continuità di rendimento e anche nella sfida con i sanniti ha salvato il risultato. Anche il centrale e l’esterno destro godono della stima incondizionata. Il brasiliano è stato accolto come il salvatore della patria.

I croati e Icardi

Un discorso a parte, infine, per i croati e Icardi. Perisic è fischiato perché il pubblico si attende qualcosa di diverso, evidentemente migliore sul piano qualitativo. Brozovic è invece considerato il male assoluto, l’emblema dell’anarchia e del disinteresse verso le sorti della squadra. Infien c’è Icardi: stimato, ma non certo amato dal pubblico. Il suo è un continuo guadare fra fischi e applausi. Non è considerato il “capitano” come potevano esserlo Bergomi o Zanettti. Piuttosto un primattore. Che quando fa il suo, cioè i gol, riceve applausi e quando stecca l’acuto i fischi.

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