Gotze boccia Guardiola: “Pensa solo al campo e non all’aspetto umano. Klopp è un’altra cosa”

Gotze boccia Guardiola: “Pensa solo al campo e non all’aspetto umano. Klopp è un’altra cosa”

“Il tecnico del Liverpool per me è stato un secondo padre, Guardiola pensa solo al campo”. Ecco le riflessioni del calciatore tedesco, riportate in un documentario su DAZN intitolato “Essere Mario Gotze”.

di Redazione Il Posticipo

Gotze soffre di nostalgia. Gli manca il suo “papà” sportivo? Sembra proprio di sì. Al netto dei seri problemi fisici che hanno arrestato la crescita di uno dei talenti più cristallini dell’ultimo decennio, l’ex calciatore del Bayern si è involuto. E in un documentario su DAZN intitolato “Essere Mario Gotze” spiega quanto sia stata difficile, per lui, la convivenza con Pep Guardiola. E così il tecnico del City incassa una nuova stoccata da un suo ex calciatore. Gotze è in buona compagnia. In principio fu Ibrahimovic a lamentarsi del tecnico ai tempi del Barcellona. Per non parlare delle ultime dichiarazioni di Yaya Tourè o delle incertezze di Aguero…

KLOPP– Il miglior tecnico della sua carriera? Per Gotze, certamente Klopp. “Quando ho lasciato il Bayern Monaco, ho seriamente pensato di andare al Liverpool. Sapevo che il mister mi stava cercando e sarei stato felicissimo di tornare a giocare con lui. Per me è stato un secondo padre oltre che un allenatore e spero che io possa esaudire, prima o poi, questo desiderio”. Quella di vedere Gotze al Liverpool è una ipotesi da escludere. Difficilmente il Borussia lo lascerà libero, ma l’autore del gol che ha deciso l’ultima finale mondiale non chiude totalmente la porta. “Coltivo ancora questa speranza”.

GUARDIOLA – Purché non si torni a lavorare con Guardiola. Gotze stima Pep come tecnico, ma non lascia spazio a molte interpretazioni riguardo l’aspetto umano dell’allenatore del City. “Un uomo di campo preparato come pochi. Non ho mai visto nessuno così attento e scrupoloso nella cura della tattica. Sono cresciuto e mi sono arricchito molto dal punto di vista professionale ma non sono mai riuscito a stabilire con lui una grande empatia. Lui pensa solo a ciò che succede dentro al rettangolo di gioco, tralascia l’aspetto umano e non guarda al di là di sé stesso o della gente. I giocatori sono anche esseri umani e andrebbero anche considerati fuori dal campo. Ho accettato il Bayern perché c’era lui, ma con Klopp, che era come un padre, è stata un’esperienza totalmente diversa”. Un altro parere, dunque, sulla querelle Guardiola. E a questo punto, la domanda comincia a porsi. Qual è il vero Pep? Può davvero essere quello che raccontano i suoi detrattori?

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