Giroud rivela: “Nel 2017 sono rimasto all’Arsenal…per volontà divina. Omosessualità nel calcio? È complicato…”

Giroud rivela: “Nel 2017 sono rimasto all’Arsenal…per volontà divina. Omosessualità nel calcio? È complicato…”

L’estate dello scorso anno ha rappresentato per l’attaccante francese un momento molto complicato. Ma il futuro campione del mondo racconta di aver trovato un aiuto…molto in alto. E dice anche la sua sul tabù dell’omosessualità nel mondo del calcio.

di Redazione Il Posticipo

Rimanere in una squadra cercando di riconquistarsi il posto oppure mollare l’ancora e puntare verso nuovi orizzonti? Una domanda che si sono fatti e che continuano a farsi molti calciatori, che devono decidere del proprio futuro durante le sessioni di mercato. Nell’estate del 2017, lo ha fatto anche Olivier Giroud. Che, un anno prima di laurearsi campione del mondo giocando da titolare nella Francia di Deschamps, stava passando un periodo complicato all’Arsenal. L’arrivo di Lacazette lo aveva trasformato nel centravanti di riserva e quindi il francese era assillato dai dubbi. Ma, come racconta a Sport 24, l’attaccante ora al Chelsea ha trovato una risposta importante.

SEGNALE – Anzi, verrebbe da dire, a livello…Altissimo. Come conferma Giroud, la sua permanenza all’Arsenal nella scorsa estate è stata decisa…da Dio. “Nell’estate del 2017 ho pregato molto riguardo le scelte da prendere per la mia carriera. Ma più in generale, prego regolarmente e quando mi trovo a dover prendere decisioni complicate, le metto nelle mani di Cristo”. Quindi il fatto che Giroud non abbia lasciato l’Emirates in quel frangente è stato…un segnale divino. Certo, sei mesi dopo con l’arrivo di Aubameyang il francese ha dovuto cercarsi comunque un’altra squadra, ma visto che alla fine ha vinto una FA Cup e il Mondiale da protagonista, si può dire che il piano abbia funzionato alla perfezione.

OMOSESSUALITÁ – E in un’altra intervista, stavolta a Le Figaro, Giroud ha anche toccato un argomento abbastanza scottante, quello dell’omosessualità nel mondo del calcio. “Quando ho visto Hitzl­sperger fare coming-out nel 2014 mi sono emozionato. Fino a quel momento ero sempre stato convinto che fosse impossibile dichiarare la propria omosessualità nel mondo del calcio. Del resto nei rapporti all’interno di uno spogliatoio molto è questione di testosterone, di cameratismo, ci si fa la doccia insieme… È ovviamente una situazione delicata. E capisco il dolore e la difficoltà nel riuscire a fare coming-out, è una prova complicata dopo un lavoro su se stessi che magari è durato anni. Ma io sono ultra tollerante e quando mi chiedono di sostenere le campagne contro la discriminazione come quella dei lacci arcobaleno, lo faccio volentieri”.

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