Fuga di scarpini: i giovani che hanno lasciato la Serie A

Fuga di scarpini: i giovani che hanno lasciato la Serie A

Tanti, forse troppi, giovani calciatori italiani stanno raggiungendo i tanti, forse troppi, coetanei all’estero. Si cerca fortuna, in maniere e misure diverse, ma la sostanza non cambia molto: in Italia non c’è spazio.

di Riccardo Stefani

Peccato. Davvero un gran peccato vedere delle grandi promesse del nostro calcio animare i campionati esteri anziché il nostro e sebbene in passato erano i calciatori con un semplice deficit di marketing a fare questo tipo di scelta (si pensi a Graziano Pellè), oggi sono quelli visti come aprifila, come i portabandiera del calcio tricolore. E allora lasciamo che la nostra immaginazione figuri una serie A in lacrime che chiede ai ragazzi già rivolti di spalle, all’aeroporto, con le valigie in mano “cos’hanno le altre che io non ho?”. Come dichiarato qualche giorno fa dall’allenatore giallorosso Eusebio Di Francesco, parlando del giovane Ünder, qui in Italia non abbiamo la pazienza di lasciar crescere questi ragazzi e magari si vanno ad acquistare dei coetanei con cognomi semplicemente più attraenti perché esotici. Di nuovo, peccato, perché qui in Italia abbiamo dei club con dei settori giovanili eccellenti, dei vivai ben curati, irrigati a dovere. Andiamo a dare un’occhiata ai ragazzi “fuggiti” all’estero che hanno visto le loro carriere prendere pieghe diverse.

FEDERICO MACHEDA

Fisico, scatto importante, specie sul breve, due piedi buoni, carisma. Tutto questo, a sedici anni non passa inosservato e per un ragazzo delle giovanili della Lazio, ricevere la chiamata del Manchester United, l’anno dei sette goal rifilati ai cugini è qualcosa di irrifiutabile. Macheda dopo due anni nelle giovanili dei Red Devils debutta in premier sostituendo l’ora biancoceleste Luis Nani e segna il goal partita (3-2) in zona Cesarini contro l’Aston Villa. Insomma, meglio di così… Ma poi qualcosa cambia, Federico non trova più spazio. Va in prestito alla Sampdoria, un goal in coppa Italia, ma nulla più (i blucerchiati retrocedono); poi QPR, Stoccarda, Doncaster Rovers, Birmingham ecc. Oggi si trova a Novara, milita in serie B, non segna molto. Troppa pressione? Forse.

GIANLUCA SCAMACCA

Stessa città, altri colori. Visto come il nuovo Ibrahimovic, come si dice a Roma, quando ancora “puzzava di latte” in Olanda, non l’Ajax ma il PSV ci ha messo gli occhi sopra. Se giochi negli allievi, sei più alto di un metro e novanta, calci con entrambi i piedi alla perfezione, un dribbling ipnotico e hai come unico neo un caratterino un po’ eccentrico, almeno così si dice, il paragone ci può stare. Nelle giovanili del PSV va tutto alla grande ma in prima squadra si fatica, anche molto, tanto che lo scorso anno fa ritorno in Italia, nel Sassuolo e poi viene girato alla Cremonese dove gioca senza dubbio di più e realizza sei reti e due assist, prendendosi nel mezzo una pausa per la rottura della fibra muscolare dell’adduttore. È un classe ’99 gli strumenti li ha. Aspettiamolo.

PIETRO PELLEGRI

Diremo meno su di lui, se non altro perché è già stato detto tutto. Il Genoa lo spazio glielo avrebbe anche dato, tanto che lo scorso anno ha rischiato di togliere quel poco di gioia dell’Olimpico prima delle lacrime dell’intera città per l’addio di Totti. Il Monaco ha fatto un’offerta irrinunciabile, ma per ora l’ha impiegato quasi per niente, ma abbastanza per diventare il più giovane esordiente del club degli ultimi quarant’anni. Vedremo cosa gli riserverà il futuro.

FABIO BORINI

La pazienza non deve mai mancare con i ragazzi e c’è un esempio lampante. Fabio Borini. Dalle giovanili del Bologna, nel 2007, solo sedicenne passava a quelle del Chelsea. I suoi progressi non tardano ma, di certo, qualche momento buio c’è stato. In questo caso è il club londinese a spazientirsi con il giovane che si trova sballottato prima in prestito allo Swansea e poi torna in Italia, a Parma nel 2011. Poi Roma, poi, 24 presenze e nove reti, poi la poco compresa cessione al Liverpool, il prestito al Sunderland, il ritorno nella città dei Beatles e di nuovo al Sunderland. L’Italia rimane una meta ambita per il bolognese che, meglio tardi che mai, a ventisei anni torna in patria nel Milan-scommessa di Vincenzo Montella diventando il perfetto fluidificante.

Ha ragione Di Francesco, tra l’altro, padre di uno dei giovani interessanti del nostro campionato: dobbiamo avere pazienza con i ragazzi, altrimenti non possiamo lamentarci se scappano all’estero.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy