Francia, per un rifiuto di troppo il governo si…arRabiot

Francia, per un rifiuto di troppo il governo si…arRabiot

Adrien Rabiot viene inserito nella lista delle riserve di Didier Deschamps e non la prende molto bene. La sua reazione ha causato non solo lo sconcerto del commissario tecnico ma… anche del governo.

di Redazione Il Posticipo

Sono tanti i giocatori, anche di un certo livello, che in questi giorni stanno versando lacrime amare per la mancata convocazione nella propria rappresentativa nazionale ai mondiali di Russia. Non deve essere facile, dopo tanto lavoro, allenamento e sacrificio, dopo tante e positive presenze in un top club europeo vedersi mettere alla porta. Ma è pur vero che il calcio è fatto anche di questo e se c’è qualcuno più bravo nello stesso ruolo, purtroppo, bisogna togliersi il cappello, chinare il capo e lavorare ancor più duramente per ricevere la chiamata alla prossima occasione. È questo, più o meno, quello che è successo a Adrien Rabiot. Che però non l’ha presa benissimo.

L’ULTIMA RUOTA DEL CARRO – Il numero 25 del PSG, inserito nella lista delle riserve da Didier Deschamps, ha fatto sì che il suo nome, in quel contesto, non venisse considerato. Tutto questo è stato “possibile” grazie a una missiva inviata dal centrocampista di Saint-Maurice alla FFF, nella quale lascia intendere di non voler essere considerato l’ultima ruota del carro. In pratica si è auto-escluso dalla lista B dei galletti. Il tecnico, nonché ex centrocampista francese, ha preso il gran rifiuto nella stessa maniera in cui il ventitreenne ha preso la mancata inclusione in prima squadra: male, parecchio male. E in conferenza stampa ha espresso il suo disappunto sulla vicenda dicendo che Adrien “ha commesso un grosso errore” e che un calciatore del suo livello deve dimostrare di essere un professionista a tutti gli effetti.

CI PENSA LO STATO – Ma l’ex Juventus, ora commissario tecnico della nazionale francese, non è il solo a non digerire il pasto servito da Rabiot anzi, pare che attorno alla vicenda si sia creata una spessa coltre di polemiche alle quali, udite udite, nemmeno il governo è riuscito a sottrarsi. Del resto, non che sia una novità assoluta per i transalpini. Lo Stato si è già preso la briga di intervenire nel 2002 durante l’affaire Anelka e nel 2016 dopo la mancata convocazione di Benzeman. E il fatto che in entrambi i casi non sia finita benissimo per i Bleus non ha fatto desistere le alte sfere dal mettere bocca anche su questo episodio. Il portavoce del governo francese, Benjamin Griveaux, ha infatti commentato i fatti sostenendo che a prescindere dal ruolo assegnato, non ci si possa rifiutare di difendere i colori della Francia. Toni da vilipendio dello Stato, ma in fondo quasi comprensibili. Sono passati ormai vent’anni dall’ultimo (nonchè unico) successo mondiale dei francesi. Normale che ci sia un po’ di nervosismo e voglia di riportare l’ordine. In fondo, dalla monarchia del luglio 1998 all’anarchia di maggio 2018 il passo è pericolosamente breve.

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