La forza di un sentimento: tifare Espanyol a Barcellona

La forza di un sentimento: tifare Espanyol a Barcellona

Quanto è difficile tifare Espanyol a Barcellona? Alla scoperta dei tifosi della seconda squadra della città, che più seconda non si può.

di Luigi Pellicone

Ritorno dei Quarti di finale di Copa del Rey. L’Espanyol arriva al Camp Nou per difendere uno storico 1-0 dal tentativo di “remuntada” del Barcellona. I numeri lasciano poche chance agli ospiti, cheperò all’andata hanno bloccato il Barça dopo 29 partite senza sconfitte. Peccato che il parziale dei gol degli ultimi nove scontri in casa dei blaugrana dica 30-3 in favore degli uomini di Valverde. Lasciate ogni speranza voi ch’entrate? Anche no. Perchè tifare Espanyol non è semplice. Ma è un atto di fede.

La forza dei Periquitos

I tifosi dell’Espanyol, a Barcellona, sono definiti “periquitos”. Tradotto: i perrochetti. Perche? Un nome che deriva dal “Gat Perico” versione catalana del fumetto Gatto Felix. Un umorismo feroce, per identificare in “quattro gatti” i sostenitori biancoblu. I “cules” semplicemente non li considerano: il rivale è il Real Madrid. Loro, invece che rappresentano meno del 4% del tifo spagnolo. sono solo i figli degli immigrati venuti a lavorare a Barcellona dal resto della Spagna. I “cules” sostengono con orgoglio la loro resistenza alla “prevaricante” Madrid. Un appiglio per i tifosi dell’Espanyol, che si reputano i più valorosi al mondo. Beh, non hanno tutti i torti. Resistono, in campo, sugli spalti e mediaticamente  sia a Madrid che al Barcellona senza arretrare di un centimetro.

Lo mejor de Barcelona, es ser del Espanyol

Provate a cercare un tifoso dell’Espanyol a Barcellona. Vi dirà che “Lo mejor de Barcellona es ser del Espanyol”. La cosa più bella, a Barcellona, è essere dell’Espanyol. Una scelta di vita: tifare per Davide nella città di Golia. In realtà esistono pochi casi al mondo di un senso di appartenenza cosi forte e radicato. Quasi uniformemente nella zona di Cornellà, a ovest della città, a pochi passi dall’aeroporto e 3 chilometri dal Camp Nou. E il nome non deve ingannare. Espanyol non perchè opposto alle idee indipendentistiche catalane, anzi. La seconda squadra di Barcellona si chiama cosi proprio perchè Gamper, essendo svizzero accettava l’idea di internazionalità per i blaugrana. Non come l’Espanyol che nasce come club fiero e autarchico: solo catalani. Non a caso anche il nome Espanyol, è scritto in catalano. Lo stadio è sempre pieno: “es la forca d’un sentiment” che spinge gli aficionados a gremire le tribune del Cornella El Prat (40500 posti) nonostante sia l’unica squadra di una grande città europea a non aver mai festeggiato uno scudetto. Solo 4 coppe di Spagna. Eppure, non si scoraggiano. Orgogliosamente figli di un dio minore, soffrono e sperano che prima o poi possa arrivare il loro momento. Che magari è più vicino di quanto si possa immaginare.

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