Dal 2006 al 2018: al calcio italiano serve un altro miracolo

Dal 2006 al 2018: al calcio italiano serve un altro miracolo

Alla vigilia delle elezioni FIGC, la sensazione è che per salvare il nostro calcio serva un miracolo. I ragazzi del 2006 lo hanno già fatto. Perchè non ripeterlo?

di Luigi Pellicone

Le poltrone ai politici: il calcio, però, in mano ai calciatori. All vigilia delle elezioni FIGC che, a meno di clamorosi colpi di scena non regaleranno un presidente, (serve un passo indietro di uno dei tre candidati) la sensazione è che il calcio italiano rischi di restare ancorato a quelle incertezze che l’hanno reso così fragile da essere smontato dalla Svezia: i play off ci lasciano un calcio da ricostruire senza libretto di istruzioni.

Calciatori non politici

Nel giorno dei suoi primi 40 anni, Gigi Buffon, per la prima volta, ha parlato anche della possibilità di un futuro in FIGC qualora non trovasse l’accordo per giocare ancora la Juventus. Una ipotesi che non dispiace affatto. Del resto, chi meglio dei calciatori conosce le dinamiche del campo? In questo senso, vi sono tante pepite da recuperare nel fiume di rimpianti che sfociano nell’eleminazione da Russia 2018. Buffon fa ancora parte della Nazionale ma c’è gente che ha appena mollato e altri che potrebbero tornare: una pletora che arricchirebbe senza dubbio il nostro calcio. Qualche nome? Totti, Cannavaro, Perrotta, Toni, Del Piero, Maldini, Baggio. Abbastanza per trasformare il Club Italia in un laboratorio destinato a rinverdire i fasti di un tempo.

Dal 2006 al 2018: serve un altro miracolo

I ragazzi del 2006, quelli che hanno restituito dignità all’Italia calcistica martoriata da Calciopoli, possono compiere il secondo miracolo. Ricostruire dalle fondamenta un movimento che ha bisgno di punti di riferimento. Del resto né Totti né Del Piero sono allenatori né sembrano indirizzati su questa scia. Buffon sogna un futuro da C.T. Cannavaro e Lippi allenano in Cina ma forse tornerebbero di corsa per rispondere alla chiamata. La stessa che aspetta Luca Toni. E c’è anche chi il Mondiale non lo ha vinto, come Maldini e Baggio: un reato tenerli lontano dal calcio. Chi sa se lo zoccolo duro di quella Nazionale, che ci ha issato in cima al mondo, e chi ha solo sfiorato l’iride ma è comunque un simbolo, potranno unirsi. Insieme, si può. Anzi si deve. Solo così il panorama del nostro calcio da blu notte, può tornare azzurro.

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