La (presa di) coscienza di Dzeko

La (presa di) coscienza di Dzeko

Da quando il bomber giallorosso ha chiamato Monchi per confermare la propria volontà di rimanere nella Capitale, Di Francesco si è ritrovato un altro Dzeko, con un atteggiamento nuovo.

di Redazione Il Posticipo

Una chiamata in piena notte, come del resto si fa tra innamorati. Una telefonata allunga la vita, dicevano una volta. Beh, nel caso della Roma, ha quasi certamente allungato il cammino in Champions League e in quello di Dzeko un rapporto con la città e la tifoseria che ci ha messo un po’ a sbocciare, ma che ora è saldo e forte come non mai. Da quando il bomber giallorosso ha chiamato Monchi per confermare la propria volontà di rimanere nella Capitale, Di Francesco si è ritrovato un altro Dzeko. Undici reti, cinque delle quali nelle ultime cinque partite in Europa. Ma soprattutto, un atteggiamento nuovo.

DUE DZEKO – Il Dzeko finalizzatore della scorsa stagione, quello capace di laurearsi capocannoniere della Serie A e dell’Europa League, c’è ancora, ma nell’economia di squadra il bosniaco è molto di più. Se prima era un attaccante con momenti da trequartista, ora la tendenza sembra essersi invertita. Sponde, assist come quello per Under contro il Verona, e una costante capacità di trascinare la squadra. Al punto che nel giorno in cui segna il turco e conserva il solito Alisson, Di Francesco sostiene che la partita la vince…Dzeko. Tutte cose che, in fondo, il numero nove ha sempre fatto, ma che da quel momento in cui ha deciso che non poteva e non voleva lasciare la Roma sono apparse ancora più evidenti.

DECISIVO – E quindi la domanda, che comunque si era già posta a inizio stagione, quando Dzeko già cantava e portava la croce, torna a farsi pressante. Meglio questa versione del bosniaco o il bomber implacabile dalla media gol pazzesca dello scorso anno? Se i numeri raccontano di un abbassamento delle reti complessive (24 contro 39, al netto di altre due partite da giocare), l’incidenza dei gol di Dzeko nel totale giallorosso rimane simile. E si è anche invertita quella tendenza che veniva spesso rimproverata all’attaccante giallorosso. Non segna mai nelle partite decisive, si sussurrava nella Capitale. Sarà, ma il pokerissimo servito e ben spalmato tra Shakhtar, Barcellona e Liverpool non è esattamente un qualcosa che supporta questa tesi.

VALORE – E quindi, a trentadue anni compiuti, quanto vale Dzeko per la Roma? Il prezzo concreto, beh, si aggira sui 25 milioni di euro, non pochi per un attaccante di quell’età. Voci di interesse per il bosniaco arrivano da tutta Europa, a partire dalla Spagna, dove ci avrebbe pensato anche il Real, passando per il Chelsea che lo voleva a gennaio, per finire al Milan, da sempre attento sul numero 9 giallorosso. Ma Dzeko vuole la Roma e la Roma vuole Dzeko. E quindi la vera domanda, più che su quello economico, è sul valore tecnico del calciatore. Che al momento si riassume con un aggettivo, imprescindibile. Se in questa stagione il bosniaco le ha giocate praticamente tutte, è perchè Di Francesco non può fare a meno di lui. Bene, ma non troppo. Per mantenere questi standard, il bomber deve avere qualcuno in grado di sostituirlo a dovere, compreso il lavoro sporco. Starà a Schick e Defrel studiare da numero nove o a Monchi trovarne un vice. O, perchè no, un degno erede. Anche se, visto questo Dzeko, sembra davvero complicato.

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