Doping e medaglie retroattive: giusto riassegnare titoli revocati?

Doping e medaglie retroattive: giusto riassegnare titoli revocati?

A distanza di quasi dieci anni, Antonietta Di Martino riceve il bronzo ai Mondiali di atletica 2009 per la squalifica della Chicherova. Giustizia è fatta, ma chi restituirà la gioia sportiva che la saltatrice non ha potuto vivere “in diretta”?

di Redazione Il Posticipo

Vincere è sempre bello, per carità, ma c’è modo e modo. Salire su un podio in una manifestazione internazionale, ad esempio, deve essere una gioia indicibile. Non solo per la medaglia in sè, quanto per il coronamento di un cammino iniziato chissà quanto tempo prima e di una prestazione all’interno di una rassegna importante. Il problema è che, sempre più di frequente, l’albo d’oro registra la gloria, ma non la valuta. Il doping, l’endemico problema di molte discipline, è sempre pronto a farci riscrivere classifiche, ordini di arrivo ed almanacchi. A volte, addirittura dopo quasi un decennio di distanza.

Antonietta Di Martino e un bronzo atteso nove anni

È il caso della nostra Antonietta Di Martino, che nel 2009 è arrivata quarta nel salto in alto ai Mondiali di Berlino. Medaglia di legno, forse la beffa più atroce per uno sportivo. E pensare che, se i controlli fossero stati più rigorosi, la bandiera tricolore avrebbe sventolato su quel podio, anche solamente dal terzo posto. Già perchè se Blanka Vlasic in quegli anni era inarrivabile, ad un’altra formidabile saltatrice, la russa Anna Chicherova, sono serviti un po’ di steroidi per volare più in alto della tedesca Friedrich e dell’azzurra. Positività tra l’altro riscontrata a Pechino 2008 e squalifica retroattiva fino al 2010. E quindi ora, con un po’ di colpevole ritardo, visto che la Di Martino è ormai ritirata e felicemente mamma, alla saltatrice campana arriverà il bronzo dovuto. Ma la domanda resta. Serve assegnare titoli e medaglie retroattive?

Ciclismo, Tour non assegnati e vittorie retroattive

Ci sono, chiaramente, due scuole di pensiero ed entrambe si esemplificano, neanche a dirlo, nello sport che forse più sta subendo la piaga del doping scientifico, cioè il ciclismo. Facciamo un paio di nomi, tanto per essere chiari. Lance Armstrong, è risaputo, ha prima vinto e poi perso sette Tour de France. Ma le sue maglie gialle tra il 1999 ed il 2006 non sono mai state riassegnate. Perchè? Problema di tempo? Beh, la storia della Di Martino segnala che per il doping, con tutta probabilità, non esiste prescrizione. O forse per il timore, visti i casi che hanno coinvolto anche chi in quei Tour è arrivato secondo, di assegnare la vittoria ad un Ullrich, coinvolto anche lui nell’Operacion Puerto?

D’altro canto, anche Contador ha perso la maglia gialla del 2010 per una positività riscontrata nel 2012, ma quel Tour è stato riassegnato ad Andy Schleck, che assieme a Oscar Pereiro (a cui è arrivata la maglia gialla di Landis nel 2006) ha quindi il dubbio vanto di essere aver vinto la Grand Boucle senza aver potuto fare passerella a Parigi. E che fine faranno ora le vittorie di Froome, qualora venisse ritenuto colpevole con conseguente squalifica? Nairo Quintana potrà saltellare di gioia nella sua stanza per un posto nell’albo d’oro invece di farlo, come avrebbe eventualmente, meritato sul podio sulle rive della Senna?

Ben Johnson e Carl Lewis, un oro per due

Il ciclismo fa chiaramente storia quasi a parte, visto l’enorme numero di casi di doping, ma tornando all’atletica, basterebbe ricordare forse il più celebre caso di tutti i tempi, quello di Ben Johnson. Certo, il canadese è stato punito, squalificato e la sua vittoria è stata revocata. Ma (escludendo il fatto che il Figlio del Vento non avesse certo bisogno di un altro podio) sul momento il trionfo, seppur effimero, è stato suo e non di Carl Lewis. Le classifiche trasmetteranno ai posteri la vittoria di Lewis, ma in quell’istante non sarà stato così. Le assegnazioni retroattive sono prive di emozione, di significato agonistico, più che sportivo. Per carità, giustizia sarà anche fatta, ma il batticuore della competizione e la gioia del risultato all’atleta defraudato non può ridarle nessuno. Neanche un meritatissimo bronzo che arriva con quasi dieci anni di ritardo.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy