Deschamps, la mia Africa

Deschamps, la mia Africa

Come nel celebre romanzo, la nazionale francese nella persona di Didier Deschamps ha trovato “in Africa” una nuova linfa vitale. I più grandi giocatori francesi, ad oggi, sono… africani.

di Redazione Il Posticipo

“L’Africa e l’Europa hanno della giustizia due idee diverse. Per l’africano c’è un solo modo di controbilanciare le catastrofi dell’esistenza: dare qualcosa in cambio”. No, non è una frase di Didier Deschamps ma un estratto dell’opera letteraria più famosa di Karen Blixen, “La mia Africa”. Deschamps a differenza della protagonista del romanzo, non gestisce una fattoria ma la nazionale francese, ma il lungo lavoro di selezione operato dal CT francese ha comunque prodotto…frutti che sono oggi sotto gli occhi e sulla bocca di tutti. E non si parla solo dei risultati.

L’AFRICA DI DIDIER – Come riporta AS, dei ventitré convocati dell’ex giocatore e allenatore della Juventus, ben quattordici provengono dal continente nero. Certo, il concetto di integrazione delle seconde generazioni in Francia è approdato molto presto, anche per motivi politici e coloniali, ma vedere così tanti giocatori di una formazione europea originari addirittura di un altro continente è ancora degno di nota. Di certo il CT Bleu sembra aver individuato in alcuni giocatori “africani” i suoi “Kamante”, l’indigeno quasi adottato che diverrà il braccio destro nella gestione della fattoria.

QUATTORDICI – In ogni caso i quattordici africani Bleus sono sotto i riflettori per le prestazioni: dall’inossidabile Matuidi, di origini angolane, all’incredibile talento imberbe di Kylian Mbappé, nato in Francia da papà camerunense e mamma algerina. Anche l’impressionante N’Golo Kanté, per esempio, è nato in Francia, ma nelle sue vene scorre, oltre ad una sorta di olio-motore, sangue maliano, come nel caso di Sidibè. La fantasia a centrocampo, la porta un ragazzo d’origini guineane, un certo Paul Pogba, mentre per dar fiato a Mbappé o all’altro enfant prodige originario della Mauritania, Dembelé, entra Nabil Fekir, ultimo baluardo (cronologicamente) delle meravigliose sorprese che ci ha regalato il sodalizio calcistico tra Francia e nord-Africa, nella fattispecie, con l’Algeria.

OMBELICO O TESTA – Il gol decisivo in semifinale? Opera di Umtiti, originario del Camerun. Tolisso, primo cambio a centrocampo, è un mix di Togo e Congo. Mendy è nato in Francia, ma ha radici senegalesi, Rami ha origini marocchine, Kimpembè ha un padre congolese. Stesse origini anche per N’Zonzi e Mandanda. Per tornare al romanzo di Karen Blixen, così come ci si innamora dell’Africa, allo stesso modo Didier Deschamps ha compreso che il futuro della nazionale francese deve passare inevitabilmente per i frutti più dolci del continente definito la culla dell’umanità. E se non parliamo esattamente dell’ombelico del mondo, tra qualche settimana potremmo parlare di questa squadra che del mondo del calcio potrebbe aver conquistato la testa.

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