Decreto dignità e sponsorizzazioni dei brand di betting: tutto risolto, almeno fino a giugno…

Decreto dignità e sponsorizzazioni dei brand di betting: tutto risolto, almeno fino a giugno…

Di Francesco Paolo Traisci. Pare scongiurato il rischio di stop immediato per le sponsorizzazioni delle squadre di calcio da parte dei brand di scommesse sportive, programmato dalla Legge n. 96 del 2018, meglio conosciuto con il nome di Decreto dignità!

di Francesco Paolo Traisci

Pare scongiurato il rischio di stop immediato per le sponsorizzazioni delle squadre di calcio da parte dei brand di scommesse sportive, programmato dalla Legge n. 96 del 2018, meglio conosciuto con il nome di Decreto dignità!

Facciamo un passo indietro. Cosa ha previsto l’art. 9 del Decreto Dignità?

L’art. 9, “ai fini di un più efficace contrasto alla ludopatia” ha vietato, a partire dalla sua entrata in vigore (ossia luglio 2018), “qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni e internet”. Ha poi stabilito che “dal 1° gennaio 2019, il divieto si applica anche alle sponsorizzazioni di eventi, attività, manifestazioni, programmi, prodotti o servizi e a tutte le altre forme di comunicazione di contenuto promozionale, comprese le citazioni visive e acustiche e la sovraimpressione del nome, marchio, simboli, attività o prodotti la cui pubblicità, ai sensi del presente articolo, è vietata”. Nel 5 comma però, il legislatore ha voluto salvare gli impegni già presi stabilendo che “ai contratti di pubblicità in corso di esecuzione alla data di entrata in vigore del presente decreto resta applicabile, fino alla loro scadenza e comunque per non oltre un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto, la normativa vigente anteriormente alla medesima data di entrata in vigore”.

Tutto chiaro? Dove è il problema concreto?

Il problema sta nell’interpretazione del comma 5 che ha concesso la proroga per i contratti pubblicitari in essere al momento della entrata in vigore della legge. Atteso che il primo comma dell’art. 9 distingue fra pubblicità, anche indiretta “comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni  televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le  pubblicazioni  in genere, le affissioni e interne”, vietandola da subito, ma concedendo una proroga annuale proprio in ossequio al comma 5, e contratti di sponsorizzazione “di eventi, attività, manifestazioni, programmi, prodotti o servizi e a tutte le altre forme  di  comunicazione  di  contenuto  promozionale, comprese le citazioni visive e acustiche e  la sovraimpressione  del nome, marchio, simboli, attività o prodotti”, che sono stati vietati a partire dal 1 gennaio 2019. Quali rapporti e quali differenze ci sarebbero fra le due attività?

Perché è importante?

La questione appare di importanza estrema, soprattutto per conoscere se la proroga annuale concessa per la prima si applichi anche alle sponsorizzazioni delle squadre di calcio da parte delle società di gaming e betting che, come a suo tempo abbiamo rilevato, garantiscono una rilevante quota di incassi a quasi tutte le società di serie A (e non solo). Per questo, prima della scadenza del 1 gennaio se lo sono chiesti con preoccupazione in Lega investendo della questione l’AgCom, ossia dell’Authority designata per vigilare e sanzionare gli abusi e le violazione di questa normativa.

Ma dove starebbe il problema giuridico?

Giuridicamente appare quindi necessario capire i rapporti fra la categoria dei contratti pubblicitari in genere e quella dei contratti di sponsorizzazione. La difficoltà risiede nel fatto che, mentre esiste nel nostro ordinamento giuridico un concetto ben definito di “contratto di sponsorizzazione”, quello di contratto o di attività pubblicitaria rimangono del tutto indefiniti. Ed allora, per poter esprimere il proprio parere l’Authority ha lanciato un questionario fra gli operatori per chiarire proprio l’ampiezza di concetto di “contratto pubblicitario”, con domande specifiche quali quella relativa ai contratti che possono rientrare in questa categoria e quelli da escludere, quella relativa al concetto di pubblicità indiretta e soprattutto quella relativa proprio al rapporto funzionale fra la nozione di pubblicità fornita all’art. 9, comma 1, del decreto, che comprende come abbiamo visto “qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, nonché al gioco d’azzardo, comunque effettuata e su qualunque mezzo” e quella di “sponsorizzazioni di eventi, attività, manifestazioni, programmi, prodotti o servizi e a tutte le altre forme di comunicazione di contenuto promozionale, comprese le citazioni visive e acustiche e la sovraimpressione del nome, marchio, simboli, attività o prodotti” prevista nel comma 2. Nel questionario si chiede poi di chiarire in che cosa consistano le varie forme di “comunicazione di contenuto promozionale” richiamate dal divieto e le altre attività pubblicitarie menzionate a tali fini.  In definitiva nel questionario si chiede di definire anche attraverso l’apporto di esempi pratici, quali attività debbano considerarsi vietate e quali consentite.

Ed alla fine, cosa ha detto l’AgCom?

E la risposta fornita ha ridato una boccata di ossigeno al nostro calcio, avendo il Consiglio dell’AgCom ritenuto che i contratti di sponsorizzazione rientrerebbero nel rapporto di “genus ad speciem” in quelli pubblicitari. Ossia i contratti di sponsorizzazione sarebbero contratti pubblicitari, come potrebbe sembrare evidente, ma che non poteva essere dato per scontato, atteso che non esiste una definizione per la categoria generale dei contratti pubblicitari, definizione ed ambito di applicazione che quindi si possono trovare solo in seguito all’esame della prassi corrente. 

E per questo l’Authority “ha espresso l’indirizzo secondo cui anche i contratti di sponsorizzazione in corso di esecuzione alla data di entrata in vigore del Decreto Dignità rientrano nell’ambito applicativo” della deroga annuale di cui al comma 5 e quindi scadranno nel luglio 2019, ossia al termine del campionato in corso. All’esito della consultazione, l’AgCom è quindi arrivata alla conclusione che le sponsorizzazioni delle squadre di calcio (ma anche di altri sport) con i loghi di società di scommesse, seguono la disciplina generale delle comunicazioni pubblicitarie e, pertanto, quando contrattualizzati prima dell’entrata in vigore del Decreto, rimangono validi sino alla fino alla loro scadenza, e, comunque, per non oltre un anno dal questa. Cosicché il divieto di sponsorizzazioni riguarderebbe solo i contratti stipulati dopo tale data, essendosi riusciti a scongiurare, in extremis, il pericolo che dal 1 gennaio le squadre che esibiscono a vario titolo sui propri indumenti o sul materiale tecnico utilizzato o ancora all’interno del proprio stadio il logo di una società di betting, fossero costrette a toglierlo, potendo, al contrario, mantenerlo fino al termine della stagione. Un modo per evitare così sanzioni relative ad un inadempimento contrattuale imposto dalla legge in corso d’opera, nei confronti di chi, in buona fede si è impegnato a svolgere una determinata prestazione, ossia l’esibizione del logo, divenuta illecita (ossia vietata dalla legge) solo dopo la stipulazione del contratto.  Il parere dell’AgCom di fatto ha sancito il via libera per le sponsorizzazioni in corso; non saranno penalizzate. Una boccata d’ossigeno per chi temeva di dover reperire altrove i soldi che gli sarebbero stati garantiti da questi contratti di sponsorizzazione. 

E per quelle stipulate dopo l’entrata in vigore del decreto?

Ma siamo sicuri siano vietate? In realtà la norma ne consentiva la stipulazione fino al 31 dicembre! E quindi i contratti di sponsorizzazione stipulati fra le due scadenze, ossia dopo l’entrata in vigore della normativa e prima del 1 gennaio (periodo, pur vietate le forme di pubblicità, era stato consentito di stipulare nuovi contratti di sponsorizzazione) pur validi non possono ritenersi oggetto di proroga? Sarebbe stato meglio, tuttavia, specificarlo quando sono stati definiti i rapporti fra le due categorie!  E chi ha stipulato un contratto fino al 31 dicembre 2018, dando per finale il termine del 1 gennaio, avrebbe potuto, prima della scadenza concluderne un altro fino alla termine del campionato, prorogando quello in corso o stipulandone uno nuovo? Chissà, probabilmente sì, anche se apparirebbe necessaria una nuova presa di posizione dell’Authority. Quante domande! In ogni caso, i contratti in corso sono salvi fino al termine della stagione. Poi, a giugno, si vedrà…

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy