Dal fischietto alla panchina: l’arbitro di Brasile-Germania vuole diventare allenatore

Dal fischietto alla panchina: l’arbitro di Brasile-Germania vuole diventare allenatore

Marco Antonio Rodriguez, per tutti Chiquimarco, ha lasciato fischietto e cartellini dopo aver diretto il clamoroso 1-7 tra Brasile e Germania dei mondiali 2014 e ha un desiderio ancor più clamoroso: allenare.

di Riccardo Stefani

Anno Domini 2014. È l’otto luglio e a Belo Horizonte più di cinquantotto mila persone stanno aspettando l’inizio della semifinale tra i padroni di casa in completo verdeoro e la Germania. Si preannuncia una partita combattutissima ma al triplice fischio del signor Marco Antonio Rodriguez il risultato è qualcosa di leggendari: la Germania fa sette gol al Brasile, che riesce a segnare la rete della bandiera solo al novantesimo. Questo risultato clamoroso deve aver scosso l’arbitro messicano, dato che una settimana dopo ha deciso di smettere di arbitrare per dedicarsi ad altro.

LA SECONDA VITA – Marco Antonio Rodriguez, arbitro internazionale dall’ormai lontano 1999 nonché insegnante di educazione fisica e pastore protestante, dopo tre coppe del mondo, una finale di mondiale per club e oltre seicento gare ufficiali decide che è arrivato il momento di cambiare vita. Dopo aver studiato in Messico aggiunge titoli al suo bagaglio culturale e professionale in Spagna per diventare allenatore. L’ex arbitro ha dichiarato alla stampa spagnola di sentirsi pronto per questa nuova avventura e non solo.

FIDUCIA – La speranza di Chiquimarco (così soprannominato in Messico per la somiglianza ad un personaggio di una serie televisiva) è quella di trovare un club pronto a dargli fiducia, qualcuno che sia tanto “coraggioso” da offrirgli un’opportunità. Non manca l’ambizione al messicano, che spera di ottenere questa chance in seconda o addirittura in prima divisione spagnola. Di certo ad un ex arbitro non mancherebbe il carattere di andare faccia a faccia con un calciatore insubordinato. E non avrebbe paura di mettere ordine in uno spogliatoio, oltre ad avere una certa autorevolezza negli eventuali confronti con il quarto uomo a bordocampo.

LA RINUNCIA – L’ex direttore di gara non si pente di aver lasciato la carriera di arbitro in un’età tutto sommato giovane. Il signor Rodriguez è infatti nato a Città del Messico il 10 novembre 1973; deve ancora compiere quarantacinque anni e, vista l’esperienza internazionale e il prestigio che con il fischietto aveva accumulato, sarebbe stato tra i migliori candidabili per arbitrare in Russia la prossima estate. In ogni caso, nella carriera che è impaziente di intraprendere, qualora sentisse voglia di fischiare, potrebbe studiare la tecnica di Trapattoni: due dita tra le labbra e passa la malinconia.

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