Dai cantieri all’Emirates: la favola di Curtis Edwards, l’inglese dell’Ostersunds

Dai cantieri all’Emirates: la favola di Curtis Edwards, l’inglese dell’Ostersunds

Curtis Edwards, centrocampista dell’Ostersunds rivelazione dell’Europa League, torna in Inghilterra per sfidare l’Arsenal. Un sogno per chi qualche anno fa stava per smettere con il calcio.

di Francesco Cavallini

Se tre anni fa, passando davanti all’Emirates Stadium, Curtis Edwards avesse dichiarato solennemente che un giorno avrebbe calcato quel manto verde, probabilmente chiunque l’avrebbe preso per pazzo. Del resto perchè un operaio edile dovrebbe anche solo sperare di giocare per l’Arsenal o di sfidare i Gunners? Beh, in fondo perchè parliamo di calcio, uno sport che, nonostante una deriva affaristica che spesso e volentieri lascia perplessi i tifosi, è ancora in grado di regalare storie che sembrano uscite direttamente da un libro di favole. Come quella dell’Ostersunds e, per estensione, del nostro Curtis, protagonisti della cavalcata più imprevedibile ed emozionante di questa stagione.

Curtis Edwards, una favola a lieto fine

Ostersunds è una cittadina di cinquantamila anime, incastonata nel centro-nord della Svezia, più o meno a metà tra la vibrante Stoccolma e il gelido circolo polare artico. Non esattamente il posto migliore della terra per giocare a pallone, dato che solitamente i campi sono all’aperto e la temperatura media annuale supera di poco i quattro gradi centigradi. Ma per Curtis Edwards questa amena località, che vede più spesso la neve che il sole, è la ricompensa da parte degli dei del calcio per tutto ciò che gli è stato tolto in gioventù. Colpa, se così si può dire, del Middlesbrough, la sua squadra del cuore. Edwards fa tutta la trafila nelle giovanili, ma non riesce ad approdare in prima squadra.

Dalla non-league all’Allsvenskan

E così, a diciannove anni, cominciano due avventure differenti. La prima è quella nei campionati minori inglesi, quella che in Inghilterra chiamano orgogliosamente “non.league”. Campi difficili, calcio non proprio da grandi palcoscenici, ma tanta passione. Solo che la passione non paga le bollette e quindi Edwards è costretto in qualche maniera a sostenersi. E come tanti, sceglie l’edilizia, che tra le altre cose aiuta a mantenere la forma fisica. Certo, poi la sera allenarsi è dura, ma per il pallone questo e altro. “Altro” che, come nelle migliori favole, arriva quasi per caso e si chiama Brian Wake, il classico amico di un amico, che fa l’allenatore nella serie C svedese. Ed il buon Curtis, pur di realizzare il suo sogno di prendere a calci un pallone, lascia l’Inghilterra per il freddo artico. Il resto, con la chiamata dell’Ostersunds, è storia.

La grande stagione dell’Ostersunds

Esattamente come è storia la splendida annata del club, che ha vinto lo scorso anno la Coppa di Svezia e si è ritrovato nel mare magnum dell’Europa League. Un pesce piccolo tra gli squali, che però ha avuto la forza di emergere grazie al lavoro, alla passione e all’organizzazione, al punto da riuscire a eliminare il Galatasaray nei turni preliminari e l’Herta Berlino nel giorno. Un miracolo che… parla la lingua di sua maestà, dato che alla guida c’è un altro inglese, Graham Potter, e in rosa due connazionali. Roba che l’Arsenal, il prossimo avversario, che di base sta a Londra, ne ha solamente cinque nella lista per l’Europa League. L’andata è al freddo della Svezia, il ritorno sarà all’Emirates. Esattamente quello stadio che durante qualche lavoro a Londra, Edwards avrà certamente ammirato e sognato. E che ora è finalmente realtà, anche se il risultato non dovesse premiare il Davide svedese contro il Golia di Londra Nord. In fondo, il lieto fine c’è già stato.

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