Colombia, minacce di morte per Bacca e Uribe dopo i rigori sbagliati

Colombia, minacce di morte per Bacca e Uribe dopo i rigori sbagliati

Dopo la sconfitta contro l’Inghilterra, decretata dai calci di rigore, i due sfortunati tiratori dei Cafeteros che non sono stati in grado di trafiggere Pickford sono stati presi di mira sui social e minacciati di morte.

di Redazione Il Posticipo

Sta diventando una pessima abitudine, ma nonostante questo il mondo del calcio non smette per fortuna di indignarsi. Questo mondiale così appassionante ha raccontato molte storie belle, ma anche più di qualcuna che sarebbe meglio evitare. Come il ripetersi, ormai quasi ciclico, delle minacce di morte ai calciatori “rei” di essere costati una partita o l’eliminazione alla propria nazionale. È toccato al danese Jorgensen, allo svedese Durmaz, e anche al colombiano Sanchez, dopo l’espulsione contro il Giappone nella prima partita del Mondiale. E proprio in Colombia, dove la ferita dell’assassinio di Escobar nel 1994 è ancora aperta, si esce di nuovo dal seminato.

BACCA E URIBE – L’ANSA riporta che dopo la sconfitta contro l’Inghilterra, decretata dai calci di rigore, i due sfortunati tiratori dei Cafeteros che non sono stati in grado di trafiggere Pickford sono stati presi di mira sui social e minacciati di morte. Come se per Carlos Bacca e Mateus Uribe non fosse già abbastanza insopportabile portare il peso dell’eliminazione sulle proprie spalle a causa dei penalty non trasformati. Ma evidentemente la rabbia ha continuato ad accecare i sostenitori della nazionale di Pekerman, che non hanno risparmiato ai loro beniamini una serie di insulti e di minacce più o meno velate. E, considerando i precedenti della Colombia, meglio non derubricarle troppo.

ESCOBAR – Bacca è tra i due quello che è finito più nell’occhio del ciclone, con più di qualcuno che gli ha consigliato di non rimettere piede in Colombia. Anche a Uribe non è esattamente andata meglio, visto che è stato etichettato come un uomo morto che cammina. Il tutto, tristemente, un giorno dopo il ventiquattresimo anniversario della morte di Andres Escobar, freddato a colpi d’arma da fuoco il 2 luglio 1994 dopo il ritorno della nazionale dal mondiale statunitense, a causa di un autogol che aveva condannato la Colombia all’eliminazione. Una storia vecchia e molto triste, ma che in questo mondiale così social è, purtroppo, tornata d’attualità. Nella speranza che i leoni da tastiera si limitino a vomitare rabbia solo attraverso gli schermi.

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