Arbitro e mamma, mansioni incompatibili: “espulsa” direttrice di gara spagnola

Arbitro e mamma, mansioni incompatibili: “espulsa” direttrice di gara spagnola

In Spagna la Federazione Calcististica di Ceuta ha voltato le spalle ad un arbitro la cui colpa non è né un atteggiamento fazioso né una condotta difforme al regolamento. L’arbitro è stato cacciato perché… è mamma.

di Riccardo Stefani

“This is a men’s world”, è un mondo di/per uomini, cantava James Brown nel 1966 in un contesto che spingeva per uscire dal primo ventennio del secondo dopoguerra che aveva visto, tra le altre cose, l’aumento dell’autonomia, dell’emancipazione e della dignità femminile. Da allora il mondo ha visto donne d’affari e sarti, meccanici e artigiani di sesso femminile e lavandai o addirittura casalinghi. Nel mondo del calcio da qualche anno è stata aperta l’iscrizione alle associazioni arbitrali alle donne, innovazione salutata con gran giubilo dai media europei e non solo. Ce ne è voluto di tempo, ce ne son volute di lotte, ma ne è valsa la pena. Non si pensi però che il problema sia del tutto superato. E per quanto sia triste, nel 2018, ravvisare pregiudizi professionali generalizzati è ancor più grave assistere a discriminazioni fondate sulla natura antropologica femminile: il diventare, di tanto in tanto, mamma.

MAMMA-NDATAVIA

In Spagna, nella federazione calcistica di calcio a 8 della città di Ceuta, un arbitro è stato rimosso dal suo incarico in quanto madre. Il “buon cuore” della Federazione sembra preoccupato per lo sviluppo emotivo del figlio della direttrice di gara, costretto a star lontano da sua mamma durante le partite da lei arbitrate. La donna, rea di aver portato suo figlio allo stadio in occasione di alcune gare, è stata così tacitamente tacciata di scarsa genitorialità. Ma a nessuno, per caso, balena in mente la possibilità che le questioni personali dell’arbitro siano squisitamente dell’arbitro? No, quindi, Maria Luisa Arias Madrid viene sollevata dall’incombenza di fare ciò che le piace.

NON Più IL FISCHIETTO MA L’AMARO IN BOCCA

Garcia Gaona, presidente della federazione, ha quindi deciso di mettere alla porta l’arbitro giustificandosi col fatto che la maternità dell’arbitro potrebbe comprometterne la disponibilità e il suo rendimento, così riporta l’ex direttore di gara. Ciò che è mancato è l’occasione di dimostrare l’eventuale inadeguatezza, mentre da quasi tre anni Arias Madrid stava dando prova del contrario. Poco importa, perché a livello formale la cacciata dell’arbitro è stata spiegata e verbalizzata con la “generalizzata assenza alle lezioni settimanali di regolamento”. Si sa, la verità sta nel mezzo e come esattamente siano andate le cose sarà difficile saperlo ma le parole dell’ormai ex arbitro hanno un sapore davvero amaro.

Non è una bella storia, ma una di quelle che dovrebbe farci riflettere. Senza scomodare chissà quali disquisizioni filosofiche sulla deriva della nostra società ma semplicemente interrogarci sul perché non siano stati regolamentati i casi di maternità dopo aver permesso alle donne di entrare finalmente in questo splendido mondo.

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