Allegri, un appuntamento mancato che fa rumore

Allegri, un appuntamento mancato che fa rumore

Allegri e Agnelli non si sono incontrati per pianificare il futuro. Madrid ha lasciato il segno. La Juventus si guarda altrove?

di Redazione Il Posticipo

Rilanciare o mollare? Allegri non ha ancora sentito Andrea Agnelli. Piuttosto strano: sinora, per sua stessa ammissione, il tecnico toscano ha sempre parlato con il presidente nel mese di marzo, ormai ampiamente terminato. Vero, ci sono stati tanti impegni, ma la sensazione è che sia la dirigenza che l’allenatore vogliano prendersi il tempo necessario per scegliere la soluzione migliore. Per entrambe le parti.

FUORICLASSE – Allegri è un fuoriclasse della panchina. Al netto della sconfitta del Bernabeu, forse non ne ha in campo. In questo senso, appare incredibile che sia ancora contestato all’interno di un ambiente che lo fa vivere costantemente in altalena. Per certi versi, il fischio di Oliver lo ha “aiutato”, spostando l’attenzione e la “colpa” sull’arbitro inglese. Altrimenti si sarebbero aperti i soliti processi. Il tecnico toscano però ha buona memoria e non vuole vivere perennemente sulla graticola. Stimato, ma non amato. Vi sono i presupposti, dunque, per proseguire insieme? Sì, a patto che gli si data carta bianca.

GESTORE – Allegri ha qualche dubbio sulla rifondazione? Legittimo. Il tecnico è uno straordinario gestore di uomini più che un uomo di campo. Nel senso che le sue squadre non hanno una specifica impronta di gioco. Nè lui ha un’idea fissa di calcio. Allegri non è identificabile con il 4-3-3 di Sarri. Non è un dogmatico, né richiede specialisti. Piuttosto, calciatori in grado di interpretare il calcio, proprio come lui. Ovvero adeguando la rosa agli uomini a disposizione. Una gestione alla Ferguson, non è dunque un’idea così campata in aria, purché sia assoggettata alla possibilità di incidere sulla scelta degli uomini. E in questo senso anche la Juventus starebbe riflettendo bene su come comportarsi. Allegri ha dimostrato il proprio valore con un “instant team”. Una cosa, però, è guidare una macchina veloce e affidabile. Un’altra è progettarla insieme.

AMORE E ODIO – Lasciare la Juventus? Allegri ci starebbe pensando. Del resto non è facile, sebbene le offerte non gli manchino. Qualora il tecnico annunciasse l’addio alla panchina bianconera, il suo telefonino si scalderebbe immediatamente. Sarebbe cercato da mezza Europa, affascinata comunque da un tecnico capace di centrare, in quattro Champions, due finali e due quarti di finale che ancora urlano vendetta. Quando Allegri lasciò il Milan, la scelta fu molto meno dolorosa. Quella era una squadra di campioni quasi al canto del cigno e la società aveva già iniziato la propria parabola discendente.

CHAMPIONS – Alla Juventus è molto diverso. Prospettive, obiettivi e programmi sono chiari: si gioca per vincere e spesso ci si riesce. Resta l’ossessione Champions. Sfidante anche perchè, se centrasse l’impresa, Allegri entrerebbe di diritto nella storia della Juventus. Solo due allenatori hanno vinto la Champions. Trapattoni e Lippi. E il tecnico toscano sogna di essere il terzo. Un ottimo motivo per continuare.

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