Al-Mirdasi, una mazzetta che vale…una carriera?

Al-Mirdasi, una mazzetta che vale…una carriera?

Al Mirdasi, arbitro arabo in odore di Mondiale, si ritrova invece nei guai per aver tentato una combine. Denunciato, il giudice di gara rischia l’ergastolo…

di Redazione Il Posticipo

Arriva dall’Arabia (e la riporta As) la notizia dell’arresto dell’arbitro saudita Fahad Al-Mirdasi. Il classe 1985 avrebbe potuto arbitrare i mondiali ma finisce per prendersi una squalifica a vita per corruzione.

CODICE – In alcuni sport l’arbitro indossa canonicamente una maglia a strisce verticali bianche e nere e chissà, forse all’arbitro saudita Fahad Al-Mirdasi sarebbe piaciuto introdurre tale convenzione anche nel calcio. Magari distinguendosi per meriti professionali avrebbe potuto arrivare ai vertici organizzativi della classe arbitrale dell’Arabia Saudita ed istituire il nuovo dress-code ma, a quanto pare, il fischietto trentatreenne ha optato per una soluzione più rapida. Sarà solo lui, con buona probabilità, a indossare la maglia a strisce: non la classica maglia a bande verticali ma orizzontali; quella che da luogo comune viene fornita nelle carceri (almeno in alcuni vecchi film). Il motivo è piuttosto semplice: il giudice di gara ha cercato di pilotare una partita molto importante ma gli è andata male.

FATTACCIO – La partita importante di cui vi parliamo era la finale di Coppa del Re saudita tra l’Al Ittihad e l’Al-Faisaly arbitrata poi dall’inglese Mark Clattenburg. La nota della SAFF (Federazione calcistica saudita) rilasciata lunedì rende noto che nella notte dell’undici maggio l’arbitro designato in precedenza per la finale avrebbe contattato “tramite un messaggio di testo” un dirigente di uno dei due club contendenti il titolo proponendosi, dietro pagamento, di sostenerne la vittoria. Il dirigente in questione non si lascia tentare e segnala la condotta di Al-Mirdasi alle autorità. La squadra e, nella fattispecie, il manager che non si è lasciato ingolosire da questa offerta rimangono al momento ignoti ma gli vanno comunuque stima e ringraziamenti dall’intero mondo del calcio per il bell’esempio di onestà e correttezza.

CONSEGUENZE – Al momento, l’accusato è in stato di fermo e pare che abbia confessato il misfatto. Le autorità hanno sequestrato il cellulare e una serie di SIM nelle quali cercheranno, probabilmente, un’ulteriore conferma alla versione del suddetto dirigente e alla stessa confessione dell’aspirante corrotto. Oltre alle vie legali saranno presi anche dei pesanti provvedimenti sul piano professionale: la squalifica a vita. E forse è anche poco.

BENE COSÌ – Peccato. Per lui, si intende. Aveva già un piede in Russia dove avrebbe potuto fare il suo lavoro in mondovisione ed ottenere un certo prestigio piuttosto che diventare famoso per questa tentata frode finita male. In fondo un arbitro trentacinquenne è da considerarsi giovane e Russia 2018 avrebbe potuto essere il primo di una serie di competizioni mondiali a cui candidarsi. E invece no, Al-Mirdasi ha preferito rischiare il tutto per tutto e grazie al cielo gli è andata male.

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