Sloane Stephens e la maledizione degli US Open

Sloane Stephens e la maledizione degli US Open

Non basta essere campionesse, aver vinto gli U.S. Open, non basta essere favoriti, non basta partire col vantaggio di stare vicino casa: bisogna rimanere concentrati e non sottovalutare l’avversario, qualsiasi essa sia.

di Riccardo Stefani

Sloane out. Sarà la stanchezza, sarà la pressione oppure sarà la differenza di ranking che ha permesso alla tennista svizzera Stephanie Voegele di battere la campionessa statunitense Sloane Stephens, giovando della famosa legge non scritta che recita “mai sottovalutare l’avversario”, e specie in questa disciplina, specie se l’avversario viene dalla Confederazione Elvetica. Certo, non tutti i francesi sono Agassi, non tutti gli olandesi sono Cruijff e non tutti gli statunitensi sono Bryant però il consiglio di non prendere sottogamba ciò che viene dall’altra metà del campo è sempre buono. Sarà che invece è proprio un momentaccio per la Stephens che delle ultime tredici gare ne è riuscita ad azzeccare solo due, senza peraltro stupire, senza riuscire a dare a chi la conosce quelle emozioni forti che l’hanno fatta notare ai più.

La crisi della Stephens è ormai palese

Non parliamo delle altre undici gare dove praticamente non c’è stata: quella della vittoria degli US Open sembra una lontana parente della Stephens vista di recente.
Un avvio di stagione ben poco incoraggiante per la Stephens che si trova nel bel mezzo di una crisi: undicesima sconfitta su tredici partite e non ci sono scuse: non c’è sfortuna che tenga, non è la questione stanchezza alla quale ci si può appellare, ma sembra proprio una questione di concentrazione. Partiva senza dubbio favorita la campionessa americana Sloane Stephens ai Mexico Open, aveva tutti, o quasi, i pronostici a favore per passare la semifinale ma… niente. Magari, anche tirando in ballo la legge dei grandi numeri era impensabile che perdesse anche stavolta. E invece…

Un’altra sconfitta, un’altra delusione

Certo, l’avversaria di turno era motivata a dovere, carica a pallettoni, come si suol dire. La svizzera Stefanie Voegele , che fino al 2013 era classificata quarantaduesima al mondo, anno in cui aveva già battuto la Stephens ottenendo la sua prima vittoria contro una campionessa della top 20 mondiale. Ci risiamo, dunque, e la Stephens dovrà rimontare subito in sella dopo la pesante sconfitta per 6-4 5-7 6-2 nei quarti di finale.
Per quanto riguarda Stefanie Voegele le cose non si erano mai messe così bene. La ventisettenne svizzera è situata oggi al centottantatreesimo gradino del ranking mondiale ma battere un membro della top 20 rappresenta sempre un evento speciale, non occasionale, tra l’altro. Ora però bisogna spostare di nuovo il focus sulla svedese Rebecca Peterson che ha sconfitto la campionessa cinese Zhang Shuai per 6-2 6-1.

L’augurio è senz’altro che possa continuare la favola che sta vivendo la Voegele ma la brutta piega presa dalla Stephens è davvero qualcosa di triste visto quanto dimostrato lo scorso anno e non solo. L’immagine di Sloane che “brandisce” il trofeo del Grande Slam rimane un’immagine piacevole non solo per i suoi tifosi ma anche per gli appassionati di questa disciplina.

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