Saad Awad, il lottatore palestinese che vuole combattere in Israele

Saad Awad, il lottatore palestinese che vuole combattere in Israele

Saad Awad, lottatore di MMA di origine palestinese, potrebbe esibirsi sul ring a Tel Aviv, per un incontro a suo modo storico.

di Redazione Il Posticipo

A vedere il passaporto, Saad Awad, stella della divisione dei pesi leggeri della promotion di arti marziali miste Bellator, è cittadino americano, nato a San Bernardino in California. Ma uno sguardo meno superficiale ai suoi 70kg dice molto più di mille parole. Sulla gamba destra ha tatuato lo stemma della Palestina, la maestosa aquila di Saladino con sotto scritto Filastin, il nome di quella che Awad considera la sua patria. E per lui, che almeno sul ring è abituato a risolvere i contrasti con calci e pugni, si sta profilando un’opportunità storica: quella di combattere sì, ma per la pace in Medio Oriente.

Saad Awad, americano di origini palestinesi

Le arti marziali miste hanno un enorme successo in Israele e anche la Bellator, come molte altre compagnie, ha previsto due tappe del proprio tour mondiale anche a Tel Aviv. Quelle di due anni fa hanno avuto un enorme successo di pubblico, ma la possibilità che le prossime diventino il centro dell’attenzione non solo degli appassionati aumenta di giorno in giorno. La volta scorsa Awad non si è presentato con il resto del roster, ma se l’occasione si concretizzasse sarebbe più che felice di salire sul ring in Israele. Anche perchè buona parte della sua famiglia vive tra la Cisgiordania e la striscia di Gaza e sarebbe una buona possibilità di una apprezzata visita parenti, permessi di espatrio permettendo.

Contro un israeliano? Beh, meglio di no

Combattere per la pace sembra quasi un controsenso, ma in questo caso può essere una bella realtà, perchè la presenza di un atleta palestinese su un ring di Tel Aviv avrebbe un significato particolarmente simbolico. Magari sarà il caso di evitare di farlo scontrare con qualche lottatore del luogo, anche perchè a quel punto sarebbe davvero complicato vedere il pubblico di casa tifare per lui. Ma se Awad dovesse affrontare un talento proveniente da chissà dove, il valore dell’iniziativa potrebbe davvero diventare importante. Del resto, sul ring tutto passa in secondo piano e lo stesso lottatore ha ammesso che non avrebbe problemi ad abbracciare il suo avversario, dopo ovviamente essersele date di santa ragione sul ring. Vedremo come si evolverà questa storia. E sarebbe bello guardare lo storico incontro di un lottatore palestinese in Israele con la consapevolezza che, al di là del risultato del match, hanno vinto tutti quanti. Soprattutto lo sport.

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