Sei Nazioni: l’Italrugby va all’attacco, la paura non più fa novanta

Sei Nazioni: l’Italrugby va all’attacco, la paura non più fa novanta

Per la diciannovesima volta il XV tricolore si appresta a giocarsi la supremazia continentale nel Sei Nazioni. E per l’esordio contro l’Inghilterra (bestia nera degli azzurri) si prospetta un’Italia d’assalto.

di Francesco Cavallini

Novanta, come la paura. La paura di non essere all’altezza. Di aver fatto il passo più lungo della gamba quando quasi vent’anni fa le Home Nations britanniche e la Francia ci hanno accolto (non senza qualche diffidenza) nel club che conta del rugby continentale. All’epoca ci presentammo anche bene, con la vittoria all’esordio contro la Scozia. Altri tempi, altra Italia. Che è cambiata, ma non in meglio. Che continua a non migliorare dal punto di vista della proposta di gioco. Si tiene botta, si lotta e si tenta di controbattere, ma la fatica con cui si crea è a volte insostenibile. E i numeri della nostra esperienza, a pochi giorni dall’inizio del nostro Sei Nazioni numero 19, non fanno che confermare la situazione.

L’Italia e il Sei Nazioni, un rapporto complicato

Novanta, come le partite giocate dall’Italia a partire dal 5 febbraio 2000. Dodici vittorie, un pareggio e settantasette sconfitte. Per carità, non che la Francia agli esordi abbia fatto molto di meglio, ma parliamo degli anni dieci del secolo scorso e non sembra un termine di paragone realmente calzante. Undici cucchiai di legno (di cui sette Whitewash) in diciotto edizioni sono molti, forse anche troppi per un movimento che ha fatto certamente passi in avanti, ma che a livello di nazionale non riesce ancora a fare il salto di qualità. Ci sono stati momenti (nell’era Kirwan, o nello splendido 2013 targato Brunel) in cui la trasformazione da crisalide a farfalla sembrava vicina. Poi si è fatto di nuovo i conti con la realtà.

Contro l’Inghilterra poche soddisfazioni

E la realtà dice che all’orizzonte arriva la bestia…bianca dell’Italia, quell’Inghilterra che assieme all’Australia resta l’unica big che gli azzurri non sono mai riusciti a battere. Il massimo che si è concesso il XV tricolore è stato impensierire i Maestri in un paio di occasioni, l’ultima nella celeberrima edizione 2013, quando all’onore delle armi di un 18-11 tutto sommato sopportabile si è aggiunta la soddisfazione di aver portato a casa da Twickenham un inaspettato 0-1 nel computo delle mete. Ma con le prestazioni e le emozioni non si scrivono gli albi d’oro ed i freddi numeri del Sei Nazioni raccontano un dominio incontrastato della nazionale della rosa. Diciotto vittorie su diciotto, 703 punti fatti e 231 subiti.

Un’Italia più offensiva?

Guardando all’incontro dell’Olimpico, la domanda è lecita: se la vittoria contro gli inglesi non è arrivata quando gli uomini di Sua Maestà non erano al massimo della forma, come sperare di far male a quella che al momento è la seconda squadra del ranking mondiale e detiene il trofeo? Semplice, cambiando l’Italia. In quasi vent’anni di partite annuali, le nostre cinque concorrenti hanno imparato a conoscere gli azzurri. Arcigni, attenti, ma sterili in avanti. Bastava sfruttare un paio di incertezze e incamerare vantaggio per essere ragionevolmente certi di portare a casa il match. Ora cambiano gli uomini, con Parisse a guidare molti giovani, e forse cambierà anche la visione di gioco. È il momento di attaccare, senza timore. Perchè la paura farà anche novanta, ma della nostra storia al Sei Nazioni, quella con l’Inghilterra sarà la partita numero novantuno.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy