6 Nazioni, per l’Italia una sconfitta in più

6 Nazioni, per l’Italia una sconfitta in più

Il match contro i Dragoni, al di là delle velleità di vittoria, è stata un’altra occasione mancata dai nostri per provare a ribaltare un trend che da troppo tempo li vede sconfitti e incapaci di trovare sul campo quelle risposte capaci di confermare i passi in avanti del nostro movimento.

di Ronald Giammò

Questi siamo. Poco da aggiungere, poco in cui sperare. Almeno nel breve termine e soprattutto se si parla di rugby, sport crudo e onesto come pochi altri in cui la fortuna e i suoi assist quasi mai incidono sul risultato finale che sempre – sempre – vede premiata la squadra più forte in campo. Oggi quella squadra non siamo noi, né il gap che ci separa dalle altre partecipanti al 6 Nazioni è tale da poter sperare in rocamboleschi quanto inaspettati esiti in partite tirate e combattute sino alla fine.

Un’Italia ancora troppo acerba

Anche contro il Galles (38-17), ne abbiamo avuto conferma. Se in Francia fummo incapaci di girare a nostro favore un momento d’involuzione generale del rugby transalpino (sfiduciato, sfibrato e alla ricerca di una nuova identità), al Principality Stadium di Cardiff abbiamo affrontato un Galles infarcito di riserve e che per ben venti minuti si è concesso il lusso di giocare in inferiorità numerica. Niente da fare. Troppo confidenti loro, ancora troppo acerbi noi.

E così si allunga la striscia di sconfitte consecutive nel Torneo delle 6 Nazioni (16), e adesso non resta che guardare alla partita del prossimo weekend contro la Scozia come l’ultima spiaggia cui aggrapparsi per provare a centrare una vittoria che, oltre che scacciare l’onta del cucchiaio di legno, possa confermare ai nostri ragazzi che nonostante il ruolino di marcia sia tutt’altro che benevolo, la direzione intrapresa è quella giusta, e che “continuare a sviluppare il nostro sistema, far fare esperienze importanti ai nostri giovani, sia l’unico modo per colmare il gap” (O’Shea dixit) che ci separa dai nostri avversari.

Qualcosa di buono si è visto in questo 6 Nazioni

Perché, va detto, qualcosa di buono anche nella trasferta di Cardiff si è visto. Incassate due mete a freddo in avvio di partita, i nostri sono stati bravi a reagire e a non crollare chiudendo il primo tempo sotto 17-7 grazie a una bella meta del nostro estremo Minozzi. Poi l’imprecisione, la frenesia, la scarsa confidenza con partite di questo livello ha fatto il resto e il Galles è stato bravo a logorare lentamente la difesa azzurra imprimendo nei primi minuti della ripresa l’accelerazione che ha di fatto chiuso il match.

La gioventù non è una colpa. Sono altri gli errori su cui ci sarà da lavorare. Tuttavia, quando manca una sola partita alla fine del Torneo delle 6 Nazioni, qualche conclusione possiamo trarla sul materiale che da qui a breve (si spera) potrà darci le soddisfazioni sperate. Di Minozzi abbiamo detto: estremo dal fisico normale e dalle gambe esplosive, il nostro è riuscito a catturare l’attenzione degli addetti ai lavori d’oltremanica; Negri, è terza linea che anche ieri non ha sfigurato grazie al fisico e all’intraprendenza; Bellini ha saputo offrire spunti interessanti così come altri giovani alle loro prime uscite in maglia azzurra. Una nidiata di talenti a cui guardare con la stessa fiducia con cui si guarda un albero in attesa che dia i frutti sperati. Solo che qui le stagioni corrono via veloci, i tempi per maturare stringono e in altri frutteti, in giro per l’Europa, già si comincia a raccogliere quello che qui da noi forse avremmo dovuto iniziare a seminare molto tempo fa.

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