6 Nazioni: che peccato, Italia!

6 Nazioni: che peccato, Italia!

A Marsiglia contro la Francia, l’Italia tiene per un tempo ma fallisce le occasioni per restare agganciata al match. I transalpini ne approfittano e possono finalmente festeggiare una vittoria attesa quasi un anno.

di Ronald Giammò

È una sconfitta che brucia quella rimediata dall’Italia a Marsiglia contro la Francia. Non per il punteggio finale, 34-17, né per la prestazione messa in campo dai nostri, tutto sommato in crescita rispetto all’ultima partita persa malamente a Dublino. Ma perché per la prima volta nel Torneo si è avuta, nitida, la sensazione di poter fare qualcosa di più, di avere di fronte un avversario che come noi è ancora in cerca di un’identità e di aver avuto le possibilità per far pendere l’inerzia del match dalla nostra parte. Centimetri e rimbalzi, gioventù e inesperienza. E in mezzo il vento di Marsiglia a soffiare dalla parte dei padroni di casa.

La lotta

Il primo tempo è stato sfida a viso aperto, un qualcosa che più che con un piano di gioco aveva a che fare con qualcosa di antico e atavico che il rugby ancora conserva in sé: lotta, scontro, voglia di prevaricare il proprio avversario. Un istinto cui la Francia fin da subito ha provato a dare ascolto, incontrando però la resistenza prima e la reazione poi dei nostri, bravi a rispondere colpo su colpo alle iniziative dei loro avversari. La sofferenza nelle fasi di conquista restava un tributo da pagare alla più esperta compagine transalpina, ma coraggio, intraprendenza e voglia di rivalsa son bastate nei primi 40′ a lasciare in equilibrio il punteggio. Tra i nostri nota di merito a Negri, Castello e Minozzi, bravi sia col fisico che con le gambe a rimettere in carreggiata una squadra che sembrava col tempo acquisire fiducia e consapevolezza nei propri mezzi.

Le occasioni mancate

Nel secondo tempo invece, quando si doveva provare a seguire la scia di sangue che la Francia continuava a lasciare dietro di sé, si è continuato a far ribollire il sangue quando erano invece la testa e i nervi a dover far pendere la contesa dalla parte degli Azzurri. Due gli episodi chiave spalmati nell’arco di dieci minuti che risulteranno fatali nell’economia del match. Al 50° godiamo di un calcio di punizione che decidiamo di calciare in touche, ma sulla seguente rimessa laterale perdiamo un possesso che altrimenti – chissà – ci avrebbe potuto riportare avanti nel punteggio. Pochi minuti dopo, scontato il peccato di presunzione con un calcio di punizione trasformato dai galletti, ci rifacciamo sotto rilanciando l’azione sull’onda di un’altra punizione in nostro favore: Zanni manca la raccolta da terra, l’ovale scivola in avanti e la Francia ancora una volta tira un sospiro di sollievo capitalizzando con un altro calcio di punizione e una meta una parentesi di gioco che, gestita diversamente dai nostri, l’avrebbe potuta mandare in seria difficoltà.

La resa

Ed è qui che arriva il crollo dei nostri. Crollo mentale più che fisico. Di chi sa di aver avuto l’occasione per portare a casa un risultato insperato; di chi sul campo si è accorto di non essere affatto un avversario battuto in partenza; e di chi, ancor giovane, non ha maturato quell’esperienza necessaria in campo internazionale per gestire situazioni in cui la vittoria viaggia sul filo del rasoio. La Francia trovava allora un’altra punizione e un’altra meta che non facevano altro che logorare ulteriormente il morale dei nostri, bravi comunque a lottare fino all’ultimo e a non concedere a les blues quella quarta meta che avrebbe concesso loro il bonus di cinque punti.
Resta negli occhi una prestazione in crescita, arrivata in trasferta e all’indomani di una sconfitta in cui ben poco riuscimmo a mettere in campo. Resta nel cuore un’amarezza per non essere stati in grado di trovare la lucidità necessaria proprio quando fisico, forma e tenuta atletica erano invece state all’altezza della situazione.

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