Ricciardo, il riscatto del brutto anatroccolo

Ricciardo, il riscatto del brutto anatroccolo

Di Paolo Graldi. Il Gran Premio di Cina incorona Daniel Ricciardo, pilota colpevolmente sottovalutato persino dal suo team, ma che è in grado di competere con i migliori del Circus.

di Paolo Graldi

Il brutto anatroccolo che sorride sempre alla Forrest Gump ma ha lo sguardo triste si è preso la più bella soddisfazione da quando s’infila nel corpo di una Formula Uno: ha vinto su tutti a Shanghai con una serie di magistrali sorpassi. Tutti al limite delle leggi della fisica, dove coraggio, calcolo e abilità di guida devono fondersi in un pugno di millesimi di secondo e uno schizzo pazzesco di adrenalina. Daniel Ricciardo, l’australiano della Red Bull al quale i patron della squadra in gran spolvero preferiscono il focoso sfasciacarrozze olandese Verstappen, ha portato a casa una vittoria esemplare, appena baciata dalla fortuna, ma soprattutto sostenuta da una classe in permanente evoluzione. C’è chi lo vedrebbe bene in Ferrari, in un futuro neppure troppo prossimo, e chi obietta che la compagnia di Raikkonen va benissimo a Sebastian Vettel, il divo di casa, che ama la concorrenza temperata e obbediente. Vedremo. Se son rose rosse fioriranno.

VERSTAPPEN DA MATITA BLU – Per intanto il ragazzone dai modi semplici e accattivanti ha mandato a dire, a casa sua, che tutta questa smaccata preferenza per l’olandese che gli sta accanto scalpitante non è poi così ben riposta. Soprattutto se il ragazzo, dopo il terzo anno nelle piste della massima categoria, continua a commettere errori di gioventù, che son o poi errori di arroganza stilistica, di immaturità di guida, di incapacità di tenere i nervi saldi là proprio dove le circostanze lo esigono. Max, anche in Cina, ha commesso il suo bel mazzo di strafalcioni e deve tutto alla eleganza agonistica di Vettel (non ci sono commenti da fare) se non s’è sviluppata l’ennesima bagarre sui casini che combina quando decide che vuol passare a tutti i costi e gli altri possono solo farsi da parte, con le buone o con le cattive. Due punti in meno sulla patente e dieci secondi di penalità, per stavolta, che hanno avvantaggiato al traguardo Lewis Hamilton arrivato quarto dopo qualifiche e gara piuttosto opache.

FERRARI, NIENTE TRIS – Lo scontro in curva tra Ferrari e Red Bull ha confinato Vettel all’ottavo posto e così, a conti fatti, i punti di distacco da Hamilton dopo due vittorie e un podio malamente mancato sono soltanto nove, un po’ pochini per la verità. La tripletta è mancata e dio sa quanto ci speravano nel box Ferrari dopo una strepitosa giornata di qualifiche. Le Rosse in prima fila, con Vettel che soffia all’anziano compagno la prima posizione negli ultimi secondi e per un pugnetto di millesimi. Il bicchiere di Maranello resta comunque mezzo pieno. Sotto il fumo delle gomme di Vettel nel testacoda provocato da Verstappen c’è dell’arrosto e la bella terza posizione di Kimi, davvero in gran palla quest’anno, stanno lì a dimostrare che la SF71H cresce, cresce bene, è bilanciata, va forte anche in curva e tutto lascia pensare che la sfida incessante con le Stelle di Stoccarda quest’anno si giochi su un piano almeno di parità.

LE MERCEDES ARRANCANO – Hamilton lo sa e soffre. Tanto è sprezzante fin quasi all’arroganza quando vince tanto si fa scuro e pensoso quando non è all’altezza delle sue pretese. Ed è il manico, la sua guida, stavolta, che fanno difetto: la Freccia va bene, il cambio della Unit è stato assorbito, ma non arrivano le prestazioni sbalorditive, quelle che lasciano tutti a bocca aperta a chiedersi: ma come ha fatto? Gli squali argentati Toto Wolff e Niki Lauda, rintanati nel box, hanno bevuto birra amara per tutto il fine settimana e ancor più dopo il traguardo, con Bottas, che deve fare lo scudiero, e invece si fa beffa continua del suo comandante inglese, insofferente alle dispute in parità.

SPETTACOLO E IMPREVEDIBILITÁ – C’è di bello che le ultime due gare hanno nuovamente ridato smalto alla corsa in sè: la regia internazionale si è data da fare per mostrare anche i duelli nella parte centrale del serpentone e dunque, nel complesso, lo spettacolo non è mancato e ne ha sofferto la noia, pur sempre in agguato, dopo i primi giri. Le gomme, il balletto dei colori, il consumo e l’adattabilità all’asfalto, restano uno dei temi determinanti per la vittoria, come si è visto nel caso di Vettel che è uscito dai box e si è ritrovato Bottas davanti. In quell’istante, per uno sbaffo di regia al muretto, la gara si è compromessa e solo dopo Verstappen ha compiuto il resto sospingendo fuori strada il generoso Seb che ha perdonato il focoso collega declassando il botto come un normale incidente di gara.

LE SCARPE DI RICCIARDO – Ha ragione da vendere Jacques Villeneuve, camicioni a quadri della Gant da esibire con sfoggio del pericolo sull’eleganza sportiva, quando afferma che Max deve darsi una calmata, che non basta riconoscere (adesso, non prima) gli errori. Quel ragazzone, talvolta, è pericoloso e anche troppo sia pure praticando uno sport dove “il pericolo è il mio mestiere”. Fra l’altro, le macchine rotte da aggiustare costano un sacco di dollari e nessuno è disposto a considerarle spese necessarie. Ma alla Red Bull, forse, cominciano a pensare che val la pena cambiare le scarpette di Daniel Ricciardo: ci beve lo champagne ogni volta che vince, costringe a farlo a chi è disposto alla tortura e poi le butta. Quelli sì che sono soldi ben spesi.

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