Marquez, Lorenzo e Pedrosa: la…vincibile armada

Marquez, Lorenzo e Pedrosa: la…vincibile armada

Lorenzo, Pedrosa e Marquez appaiono in difficoltà dopo anni di dominio spagnolo in MotoGp. Fra liti, nervosismi e cadute, il loro mondiale è già in salita.

di Redazione Il Posticipo

La battibile armada. I primi due Gran Premi di MotoGp lasciano in eredità la sensazione che la colonia spagnola che popola il mondiale a due ruote sia ridimensionata. I risultati cozzano con le ambizioni e qualche certezza inizia a vacillare.

LORENZO, CHI L’HA VISTO? – Il 2018 di Lorenzo alla Ducati rischia di finire ancora prima di cominciare. Risultati insoddisfacenti in sella a una Desmosedici che sebbene sia stata modificata nella ciclistica, rimane sempre poco aderente alle caratteristiche di guida dello spagnolo che avrebbe già consumato il punto di rottura con Dall’Igna. Frizioni che affondano le radici nel rinnovo del contratto. La Ducati non ha intenzione di bonificare 12,5 milioni di euro l’anno a un pilota che non ha feeling con la moto e viene regolarmente bastonato in prova e in gara dal compagno di squadra. Dovizioso, fra l’altro, percepisce un quarto dello stipendio dello spagnolo. Quanto basta per avanzare legittimamente pretese. Lorenzo non vuol sentire parlare di ridimensionamento e strizza l’occhio alla Suzuki,  una scelta che però rischia di condizionarlo pesantemente e di tagliarlo già fuori dalla lotta mondiale. Difficile, se non impossibile, che la Ducati gli affidi i galloni da prima guida e, soprattutto, gli aggiornamenti che potrebbe poi “passare” ai giapponesi. La sensazione è che a meno di sconvolgimenti clamorosi, Lorenzo abbia chiuso con la Ducati e i sogni iridati.

MARQUEZ E PEDROSA: UNO CATTIVO, L’ALTRO FRAGILE? – C’è chi invece, coltiva le proprie ambizioni iridate ma è reduce da una gara da archiviare nella cartella “errori da non ripetere” e chiudere a chiave nel cassetto. Ogni riferimento a Marquez non è casuale. Lo spagnolo più che girare la manopola del gas, aggira le regole. E mette in mostra una aggressività che oltre a danneggiarne l’immagine, tradisce un certo nervosismo. In questo senso il Gran Premio in Argentina oltre al caos, sarà ricordato per le scorrettezze commesse da un rider di indubbio talento, ma troppo focoso. Termine che fa rima con pericoloso. Infine Dani Pedrosa. Un talento pari alla fragilità e a un fisico che lo penalizza oltremodo nel domare i cavalli della classe regina. A dirla tutto, è anche inseguito dalla sfortuna. Difficile che i contatti non gli causino conseguenze. Operazioni su operazioni che gli hanno impedito di trovare continuità di rendimento in MotoGp e lo rendono uno dei piloti qualitativamente migliori nonché discontinui.

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