Dallas, Mavericks di nome e di fatto: sconfitte volontarie e scandali sessuali

Dallas, Mavericks di nome e di fatto: sconfitte volontarie e scandali sessuali

In questi giorni i Dallas Mavericks si stanno prendendo il centro della scena NBA e non certo per le loro prestazioni sul parquet. Anzi, anche per quelle, ma non nel senso positivo del termine.

di Redazione Il Posticipo

Maverick, oltre a essere il nome del buon Viñales, era il termine utilizzato nel vecchio west per indicare quei puledri che vivano in un regime di libertà rispetto ai cavalli allevati. Giovani, bellissimi e ribelli. In Texas dovevano essercene molti e nel Big State probabilmente ne vanno ancora molto fieri, dato che la franchigia di basket di Dallas si chiama, appunto, Mavericks. Ma, come si dice, nomen omen, perchè in questo periodo i Mavs si stanno prendendo il centro della scena NBA e non certo per le loro prestazioni sul parquet. Anzi, anche per quelle, ma non nel senso positivo del termine. Ma andiamo con ordine nel seguire le vicende dei cavalli selvaggi di Dallas.

Dallas Mavericks, problemi sul campo…

Punto primo, il campo. Diciotto vittorie, quaranta sconfitte, percentuale di .310 che rende i Mavericks la terza peggior franchigia della Lega, davanti solamente agli Atlanta Hawks e ai Phoenix Suns, fermi a .305, ma in virtù di una partita in più. E quindi le possibilità che in coda si formi un terzetto sono altissime, perchè sarebbe quasi da scommettere che la squadra di Rick Carlisle perderà il prossimo match. E quello ancora. E forse anche quello dopo. Manifesta inferiorità? Macchè, puro e semplice tanking. Che, per i non esperti, significa perdere apposta per finire ultimi in graduatoria ed avere migliori possibilità di ottenere la prima scelta nel prossimo Draft.

Tanking che da sempre è una delle piaghe sportive della NBA, perchè è logico che un sistema senza retrocessioni e che nello scegliere i migliori talenti favorisce le ultime porti ad un risultato del genere. Questa poco sportiva pratica, che va ad inficiare anche la stagione altrui, è talmente odiata dalle alte sfere della Lega che, sebbene sia impossibile da debellare, è punibile anche solo parlarne. Ed ecco perchè Mark Cuban, l’eccentrico miliardario proprietario dei Mavericks, ha ricevuto una mega multa da seicentomila dollari per aver sostenuto che a questo punto della stagione perdere è l’opzione più conveniente per la franchigia texana, campione nella stagione 2010-11.

…e dietro le scrivanie

Ma, paradossalmente, la salatissima sanzione non è la cosa peggiore accaduta ai Mavs nell’ultima settimana. Nell’ambito delle molte denunce per molestie sessuali che stanno sconvolgendo lo sport a stelle e strisce (e non solo), diversi impiegati dei Mavericks hanno rivolto pesantissime accuse a Terdema Ussery, l’ex presidente della squadra. Secondo le testimonianze, raccolte in un’inchiesta da Sports Illustrated, all’interno dell’amministrazione l’ex boss aveva instaurato un regime quasi di terrore in cui le donne che si trovavano a lavorare per la franchigia erano spesso vittime di molestie, sessuali e non. Nello scandalo, oltre allo stesso Ussery, che ha lasciato i Mavs nel 2015, sarebbero coinvolti molti altri dirigenti che, allineandosi al clima quasi “cameratesco” avrebbero abusato in diverse maniere delle dipendenti.

Ora la palla passa nelle mani della magistratura per quel che riguarda le accuse penalmente rilevanti, ma anche della NBA e dell’attuale presidente Cuban. Uno scandalo del genere rischia di creare un cataclisma in casa Mavericks, soprattutto se dovesse essere verificato che il proprietario era a conoscenza della situazione. Cuban rischierebbe addirittura di essere costretto a vendere la franchigia, come accaduto all’ex presidente dei Clippers Ronald Sterling per un caso di razzismo. Sarebbe un dramma societario, che si andrebbe ad unire a quello sportivo di una squadra da rifondare. E a quel punto anche la prima scelta del Draft 2018 rischia di essere abbastanza inutile.

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