Ducati discontinua, o tutto o niente…

Ducati discontinua, o tutto o niente…

Austin, vince Marc Marquez. Dovizioso torna primo nel mondiale, ma c’è poco da festeggiare: la sua Ducati non è continua nel corso della stagione.

di Redazione Il Posticipo

Vince Marc Marquez, ma in fondo non è che questo faccia granchè notizia. Soprattutto negli Stati Uniti, dove lo spagnolo è imbattuto dal 2011. La corsa del campione del mondo in carica è solitaria e quasi rilassata, con un distacco finale (al netto dell’arrivo in parata a velocità ridotta) di oltre sette secondi, che per le MotoGP non è un’eternità, ma poco ci manca. Il GP delle Americhe regala la prima vittoria stagionale al numero 93 dopo le polemiche tra Argentina e prove ad Austin e lo riporta ad un solo punto dalla leadership del Mondiale. Il primo posto, con 46 punti, spetta a Dovizioso ma per la Ducati c’è poco da festeggiare.

DUCATI SOTTOTONO – Lo score di Desmodovi in questo inizio di stagione parla chiaro. Una vittoria, quella all’ultimo metro, strappata all’esordio in Qatar, poi un sesto posto in Argentina e il quinto negli Stati Uniti. In pratica, se la Ducati gira bene, il pilota di Forlimpopoli se la gioca contro la Honda di Marquez. Se però la moto di Borgo Panigale non trova il feeling con l’asfalto, sono davvero dolori. O almeno, non c’è assolutamente modo di competere per le primissime posizioni. L’ordine d’arrivo del GP di Austin, da questo punto di vista, è particolarmente illuminante. Una Honda, quella di Marquez, poi la Yamaha di un redivivo Viñales, la Suzuki dell’ottimo Iannone, l’altra Yamaha dell’eterno Valentino e, solo dopo aver avuto la meglio della Yamaha non ufficiale di Zarco, è arrivata la Ducati di Dovizioso.

O TUTTO O NIENTE – Non un ottimo biglietto da visita in ottica mondiale. Perchè se è vero che nella scorsa stagione la Desmosedici ha portato Dovi a sfiorare il miracolo, è altrettanto evidente che i punti che alla fine hanno separato Marquez e il pilota italiano sono maturati proprio a causa di questa sottile ma fondamentale differenza. Cadute o rotture escluse, lo spagnolo ha la ragionevole certezza che la sua Honda difficilmente lo porterà sotto il terzo gradino del podio, indipendentemente dalla pista e dalle condizioni dell’asfalto. Dovizioso vive invece ogni gara con uno spirito da tutto o niente. E, per la particolarità della Ducati (che poi è una delle sue forze), risulta anche difficile capire dalle prove come andrà a finire. Spesso lo scorso anno Dovi ha vinto partendo da dietro, ma quando la sua moto non ne ha voluto sapere di rombare, si è dovuto accontentare di punticini sparsi qui e lì. Come accaduto ad Austin. Che al momento basta per tenere la testa del mondiale, ma non può certo essere abbastanza per sperare sul lungo periodo.

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