Max…Villeneuve: una vita spericolata

Max…Villeneuve: una vita spericolata

L’esuberanza e il coraggio di Verstappen in pista non possono che richiamare la figura di un mito come Gilles Villeneuve. Nel bene e nel male.

di Luigi Pellicone

Max…Villeneuve. Sia chiaro, un’associazione di idee. E senza alcuna offesa per Jacques, il figlio di Gilles, che non ama (eufemismo) Verstappen. Eppure, vi sono alcuni punti di contatto fra lo spericolato pilota della Red Bull e il mito che ha guidato la Ferrari e, con ogni probabilità, se il destino non lo avesse sgambettato, avrebbe vinto il mondiale in Rosso.

CUORE – Esuberanza e follie. Tentativi spericolati e sorpassi impossibili. Frenate al limite della logica, prima che della fisica. In poche parole, il cuore oltre la macchina. In comune, Max e Villeneuve hanno senza dubbio la voglia di metterci sempre e comunque del proprio, anche quando sarebbe il caso di lasciare che la monoposto segua il proprio corso. In una Formula 1 dominata dalla tecnologia, Verstappen è la scheggia impazzita, l’algoritmo che manda in tilt il sistema. L’incognita. Quando gli avversari ne intravedono la sagoma dagli specchietti, devono aspettarsi di tutto. Una staccata improvvisa, o un attacco dove la pista…non c’è. E, troppo spesso, un contatto.

SCONTRI… – La generosità a volte sfocia in aggressività. E rende Verstappen il pilota meno apprezzato del circus. Complice anche quel viso da ragazzo impunito e una scarsa tendenza ai rapporti diplomatici. Vettel non lo vorrebbe incrociare neppure al semaforo sotto casa. Ricciardo non lo sopporta, perché la Red Bull continua a puntare sull’olandese, a dispetto dei risultati che l’australiano ottiene in pista. Hamilton lo ha preso in “simpatia” più per sarcasmo che per convinzione. L’ennesimo speronamento a Vettel lo ha aiutato, ma attenzione. Verstappen non ha preferenze. Se prende di mira l’obiettivo, lo centra. In tutti i sensi…

QUALITÁ – Irruenza senza remore. Aggressività al limite della prepotenza, ma anche grande qualità. Verstappen, al netto delle “marachelle”, che gli sono spesso perdonate dagli appassionati, è un purosangue. Quando capirà che è meglio gestirsi piuttosto che forzare sempre e comunque il sorpasso, la frenata o una traiettoria, allora vincerà il Mondiale. Esattamente come avrebbe vinto in Cina, se non si fosse ingolosito alla ricerca dell’immediato piuttosto che del realizzabile. Forse è il caso di rallentare un filino. La fretta, anche in un mondo in cui si va velocissimi, è una cattiva consigliera.

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