Il mito di Atalanta e le discriminazioni di genere nello sport

Il mito di Atalanta e le discriminazioni di genere nello sport

Di Ignazio Castellucci. Al mito di Atalanta è ispirato un convegno che si terrà nel pomeriggio di mercoledì 17 ottobre presso il centro di Preparazione Olimpica del CONI dell’Acqua Acetosa. In quella sede si discuterà del ruolo delle donne nello sport, da Atalanta ad oggi.

di Ignazio Castellucci

La mitologia classica ci fornisce sempre infinite chiavi di lettura per i fenomeni di oggi; tra i suoi personaggi ed eroi certo non manca la presenza del gentil sesso, con dee, ninfe, eroine, attivamente partecipanti all’interazione di umani e sovrumani.

ATALANTA – Il mito di Atalanta è forse uno di quelli più legati allo sport, e non solo per la presenza in serie A di una squadra di calcio con quel nome – anzi, se esiste la squadra è proprio perché, ben prima della squadra, esisteva il mito. È il mito di una donna imbattibile nella caccia e nella corsa, ma destinata a perdere le sue virtù “maschili” ove si fosse sposata. Ripudiata da suo padre che voleva un maschietto, come Giovanna d’Arco e Lady Oscar condusse vita mascolina e casta, sconfiggendo centauri e mitologici cinghiali. Tentò, unica donna, di entrare a far parte degli Argonauti – secondo alcune letture venendo rifiutata, proprio per il suo essere donna e quindi indesiderata a bordo della nave. Alla fine dovette cedere, a suo padre e alla sua “vera” natura: accettò di sposare colui che l’avesse sconfitta in una gara di corsa. Inutile dire che moltitudini di temerari furono sconfitti, e morirono come conseguenza della sfida perduta; un tal Melanione, però, con l’aiuto di Afrodite e con qualche trucco – l’ abbandono lungo il percorso di tre mele d’oro, a riprova del fatto che l’oro funziona sempre – la distrasse e vinse, conquistando l’ambito premio. Afrodite, tuttavia, trovò poi il modo di adirarsi con i giovani sposi, bruscamente interrompendo il loro amplesso e trasformandoli in leoni.

DISCRIMINAZIONI – Una lettura classica perfetta delle discriminazioni di genere: la vera natura della donna è quella di sposarsi, di essere attratta dai monili, di cadere facile preda del maschio più o meno furbastro. Nella competizione col maschio deve ricordare sempre qual è la sua natura, o prima o poi pagherà un prezzo per il suo voler fare come un uomo. Anche se è la più forte, verrà considerata sempre meno di uno degli uomini che è ben in grado di sconfiggere. Millenni sono passati da allora, ma certe discriminazioni hanno radici profonde e sono dure a morire. Al mito di Atalanta è ispirato un convegno che si terrà nel pomeriggio di mercoledì 17 ottobre presso il centro di Preparazione Olimpica del CONI dell’Acqua Acetosa. L’evento segue un’importante presa di posizione della Presidenza del Consiglio, che con il recente Decreto dell’Ufficio per lo Sport del 14 settembre 2018 ha recepito una decisione del CONI (delibera del Consiglio Nazionale n. 1613 del 4 settembre 2018) ricodificando i “Principi fondamentali degli Statuti delle Federazioni Sportive Nazionali e delle Discipline Sportive Associate”, introducendo un obbligo di rappresentanza delle atlete nei vari Consigli federali. Non si tratta di “quote rosa” nelle Federazioni (le “quote rosa” imposte per legge o decreto non hanno quasi mai dato buone prove), ma di un più generico (e forse proprio per questo più efficace nel lungo periodo) obbligo di prevedere “forme di equa rappresentanza di atlete e di atleti”, come recita il punto 3 dell’art. 5.1. Il Decreto prevede inoltre, all’art. 14, la tutela delle posizioni, del tesseramento e del merito sportivo delle atlete professioniste, a tempo pieno o parziale, e dilettanti delle atlete in maternità.  Il convegno di mercoledì prossimo è organizzato dalla FIDAPA – Federazione Italiana Donne Arti Professioni e Affari – associazione senza fini di lucro, e patrocinato dal CONI e dal Comune di Roma. In quella sede si discuterà del ruolo delle donne nello sport, da Atalanta ad oggi, con la partecipazione di studiosi, atleti, dirigenti del mondo dello sport maschile, femminile, paralimpico. Contro ogni discriminazione.

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