La danza del ventre delle gomme fa impazzire il Gp del Bahrain

La danza del ventre delle gomme fa impazzire il Gp del Bahrain

Di Paolo Graldi. La Ferrari di Vettel si aggiudica il GP del deserto grazie alla strategia. Masticano amaro sia Hamilton che Raikkonen, mentre le altre scuderie arrancano.

di Paolo Graldi
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Bianche, gialle, rosse: la danza del ventre delle gomme ha fatto impazzire la pitlane e messo a soqquadro i computer dei box chiamati a scegliere la giusta strategia. E su quelle scelte, pensavano dalle parti di Toto Wolff e Niki Lauda, le Ferrari sarebbero impazzite per aver scelto le gomme bianche, fragili anche se veloci sull’asfalto duro e abrasivo di Sakhir. E invece no, la guida gentile e geniale di Sebastian Vettel ha retto all’urto delle minacciose Mercedes. Bottas e Hamilton in sequenza, fino all’ultimo metro di pista, là dove si passa sotto la bandiera a scacchi che sventola e assegna la vittoria. Il ferrarista ha confermato per intero la sua classe. Ha guidato con stupenda parsimonia sugli pneumatici, riuscendo a sbalordire i manager della Pirelli che le davano per esaurite, morte e disfatte a venticinque giri dalla fine.

LA FERRARI È AFFIDABILE E BILANCIATA – Ha ragione, stavolta, Maurizio Arrivabene e torto chi sostiene che la Formula 1 annoia: in effetti in Bahrain lo spettacolo c’è stato tutto, mozzafiato, fino all’ultimo respiro, quando il finlandese della Stella di Stoccarda quasi agguantava per i polpacci la Rossa e se la mangiava proprio sul traguardo, dopo un inseguimento rabbioso e vano. In casa Mercedes sanno di avere anche per quest’anno una gran macchina e non si perdono d’animo ma sanno altrettanto bene che la SF70H migliora di giorno in giorno, che è affidabile in rettilineo e in curva, ben bilanciata, potentissima con la nuova Power Unit.

L’INCIDENTE DI KIMI RENDE UN PO’ AMARA UNA DOMENICA PERFETTA – E poi i fatti: se in Australia il primo gradino del podio per Seb aveva con sé anche il profumo della fortuna, un sorpasso all’uscita dei box per un errore di calcolo dei tedeschi ai danni di Hamilton, nel deserto tutto illuminato a giorno, le Ferrari si sono comportate alla grande. E dispiace molto, dopo le faville viste in prova e in qualifica anche da Raikkonen, che la seconda monoposto sia incappata in un brutto incidente dopo il cambio gomme, travolgendo malamente un meccanico addetto alla posteriore sinistra.

Travolto dallo scatto di Kimi, ripartito dopo che s’era acceso il semaforino verde che dà il via libera al pilota, il meccanico ha portato a casa tibia e peroni da ingessare e il finlandese, Iceman, si è dovuto fermare pochi metri più avanti mandando all’aria una corsa che avrebbe potuto regalarci almeno un altro gradino del podio. Non sapremo mai di chi è stato l’errore, quel maledetto anticipo di mezzo secondo, nei comandi: sta il fatto che le manovre ai box restano un punto delicatissimo per gli uomini di Maranello.

KIMI MASTICA AMARO – Una volta è la strategia che si rivela debole o fallace, un’altra volta qualcuno si imbroglia, una terza volta le gomme non si attaccano come dovrebbero: insomma, quel comparto, che è spesso decisivo per l’esito finale della gara, si è rivelato fragile, esposto agli errori anche gravi, talvolta fatali. La scena ripetuta in tante salse di una tuta rossa che viene scaraventata a terra dopo un volo per aria porta brividi blu, anche in un mondo che di brividi si nutre e dove il tempo si calcola in millesimi di secondo.

L’uomo che dosa le parole non si è smentito, ha detto soltanto che “io ho fatto il mio lavoro, che è quello di partire quando si accende il verde”, e così pare che sia avvenuto. E tuttavia, la brutta partenza, con Bottas che si mangia la Ferrari in prima fila, accanto a quella di Vettel, ripropone un Raikkonen altalenante, capace di alternare prestazioni da record e da leggenda a rovinose cadute nella polvere, a fuori pista da paura, a svarioni di diverso genere, comunque tutti non veniali. Ha masticato amaro, stavolta, il taciturno perché nelle prove era andato alla grande e solo per un soffio, in qualifica, Seb gli aveva portato via la pole, quando già sperava di averla messa in tasca.

HAMILTON SEMBRA NON SAPER PERDERE – La Mercedes diventerà cattiva. Hamilton ringhia, si muove nel paddock scuro in volto, lancia battutine poco spiritose e denuncia quel che acutamente ha notato Jacques Villeneuve, e cioè che non sa perdere, che quando arriva dietro gli avversari perde le staffe, cala di concentrazione, diventa di umor nero e questo non giova alle prestazioni. E tuttavia l’inglese, che pure ha perso due gare consecutive assegnate a Vettel, suo avversario d’elezione, resta un campionissimo, capace di sbalordire compiendo imprese epiche, giri da manuale, record da libro d’oro.

Per dire che il Campionato è appena incominciato e bene ha fatto Marchionne a ricordare che non si deve mollare neppure per un attimo la tensione, che i progressi devono essere continui e vistosi, che l’adattamento alle diverse piste deve rivelarsi costante e così via. Con un mastino della stazza di Arrivabene alla guida della carovana rossa il pericolo di cali di tensione non c’è: praticamente non fa altro che invitare alla calma, a tenere la testa bassa e a marciare uniti e compatti. Gli allori hanno questo difetto: appassiscono presto e vanno sempre rinnovati, altrimenti se li prendono gli altri.

RED BULL, ARRIVEDERCI IN CINA – E, a proposito, gli altri? Le Red Bull, che sembrano una minaccia pesantissima, sono uscite di scena. Guai al comparto elettrico, una autentica débacle, anche se Ricciardo ha mostrato di avere i nervi saldi e classe da vendere mentre il focoso Verstappen, ormai al terzo anno in Formula 1, s’imbatte in gravi errori che rivelano una maturità agonistica ancora da conquistare. In pista si muove come su un ring e non stupisce che spesso finisca alle corde, mandando in pezzi la sua bella vettura. Vuole strafare, sfidare il limite oltre il limite possibile, sgomita pericolosamente nelle fasi della partenza e non bada a spese con i danni. In casa della bibita energetica è ancora il cocco dei capi, sembrano perdonargli le bizze e le botte a scapito del più disciplinato e costante australiano, il quale risente del diverso trattamento, anche se riesce a mascherare i dispiaceri col lunghi e sfavillanti sorrisi.

LE MCLAREN ANCORA ANONIME, COME TUTTE LE ALTRE SCUDERIE – La McLaren anche per quest’anno resterà nel gruppone di mezzo: non basta la classe di Alonso per andare più avanti al traguardo e così lo spagnolo anche stavolta salterà il gran Premio di Montecarlo e scenderà a Indianapolis a bersi le cinquecento miglia più…indiavolate del pianeta. Contento lui, contenti tutti. E gli altri? Beh, si fa fatica a parlarne perché arrancano e le distanze tra le prime due squadre è sovente abissale, come se assistessimo a due campionati in uno, un cocktail  troppo poco alcoolico.

Certo, quest’anno, le innovazioni di Sky, il Q oltre all’HD, rendono tutto il mondo della velocità più luccicante e fascinoso. Non si capisce perché, aumentando la definizione, vogliano togliere le grid girls, soggetti che in HD danno il meglio. Valli a capire gli strateghi del marketing della Liberty. Ne parlino con Trump, esperto del ramo: lui potrebbe consigliarli sul tema donne e motori, chissà.

P.S. Continua la nostra indagine per scoprire dove Jacques Villeneuve acquista le sue orribili camicie. Anche se resta il nostro commentatore preferito!

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