Ronaldo, ma non solo – Gesti tecnici entrati nella leggenda

Ronaldo, ma non solo – Gesti tecnici entrati nella leggenda

La rovesciata di Cristiano Ronaldo che ha frantumato, almeno in parte, i sogni europei della Juventus è l’occasione per sciorinare una lista di gesti tecnici diventati leggenda. E non solo nel calcio.

di Riccardo Stefani

Chi pratica ad un buon livello una disciplina sportiva lo può capire: lo sport è gioia e dolore, sacrificio e soddisfazione, stanchezza e appagamento. Ma per chi si astiene dalla pratica e si limita a contemplare spesso, oltre a gioie e dolori, lo sport diventa una sorta di album fotografico. Ogni pagina che giriamo presenta un solo fotogramma, più eloquente di un video o di una didascalia ben curata, che rievoca un nome e, nei più devoti, una data, una partita e una competizione. Difficilmente si dimenticano certi nomi, provate a pensare ad Ayrton Senna, Björn Borg, Johan Cruijff, Muhammad Alì. Non è necessario che certi campioni siano in attività durante il nostro arco di vita, il loro lascito sportivo è eterno ad uso e consumo di tutte le generazioni che verranno finché esisteranno le discipline sportive. Il gesto tecnico di Cristiano Ronaldo che ha frantumato, almeno in parte, i sogni europei dei bianconeri di Torino ci dà il La per sciorinare una lista di gesti tecnici diventati leggenda.

RONALDO È LEGGENDA

Cominciamo proprio da lui. CR7, alias, Cristiano Ronaldo. Quasi dagli albori della sua carriera si era inteso che sarebbe diventato un giocatore leggendario. L’eterno rivale di Lionel Messi, che con lui (e solo con lui) gioca a chi vince più Palloni d’Oro, nella sfida di Champions League in casa della Juventus si è superato. Sì, tutti lo conoscono, tutti sanno che è un alieno, che non c’è verso di non farsi dribblare. Ma quando a mezz’aria, tra De Sciglio e Asamoah, viene pennellato un cross dalla sinistra Cristiano corre verso il dischetto del rigore ed essendo spalle alla porta decide di calciare il rigore capovolto di 180°. Con la stessa freddezza e cura nel toccare il pallone di collo pieno. Lui sui social ringrazia tutti per i video-tributi che sta ricevendo, noi ringraziamo lui per regalarci certe emozioni, mentre Ibrahimovic gli suggerisce di provarci da quaranta metri come ha fatto lui in nazionale qualche anno fa. Ma si sa, per Zlatan la polemica è normale amministrazione. Ronaldo

MICHAEL JORDAN, NEANCHE A DIRLO

Un altro fotogramma sportivo che tutti, anche i non appassionati di basket, hanno impresso a fuoco nel proprio album mentale è un’istantanea dell’ormai lontano 6 febbraio del 1988. La foto ritrae un rarissimo esemplare di uomo volante, all’epoca conosciuto con il nome scientifico di Michael Jordan. In quella data si giocava una competizione per le migliori schiacciate delle All-Stars. Il numero 23 dei Bulls di Chicago prende la rincorsa e all’altezza della lunetta salta e tende il braccio verso il canestro e in volo estende entrambe le gambe ben divaricate. In quella gara, ovviamente, Jordan vince il primo premio e quel fotogramma non è diventato soltanto un ricordo indelebile ma anche un marchio d’abbigliamento. jordan

GIÙ CON UN COLPO

Correva l’anno 1965 ed era piena primavera; il venticinque maggio per l’esattezza. Muhammad Ali, al secolo Cassius Clay, sfidava il campione Sonny Liston, che qualche incontro l’aveva anche perso ma non era mai andato KO. Fino a quel momento. Già, perché come era solito fare, Muhammad Ali, a guardia bassa, saltellando e muovendosi in quella maniera forsennata sul ring irrita e disorienta l’avversario, lo stanca. Liston prova ad affondare qualche colpo ma Ali sembra schiva tutto. Arriva il momento in cui il povero Sonny forza la mano, si scopre e con un solo colpo, andando a vuoto con un secondo pugno, Ali lo manda al tappeto. Lo sfortunato prova a rialzarsi ma è visibilmente provato. Si accascia e Ali è nella storia.

LA VOLÈE DEL RE

In questa parte, più che di un episodio dobbiamo affrontare una questione generalizzata. Un problema che affligge molti tennisti. I disturbi di gomito e avambraccio? No, parliamo delle volée di King Roger. Una di quelle cose che… “no aspetta, com’è possibile? “, l’unico espediente dialettico che si conosce per descrivere il gesto tecnico iconico del Re Svizzero. Cercate sul web un qualsiasi filmato di una volée di Federer e guardatelo tre volte: la prima volta concentratevi sul movimento della mano destra; la seconda sulla traiettoria della pallina; la terza per avere una visione d’insieme. Poi provate a spiegarvi come sia possibile imprimere un effetto del genere ad una palla da tennis.

IL SALTO DI FOSBURY

Nel 1968, alle olimpiadi di Città del Messico, Richard Douglas (Dick) Fosbury rivoluziona una delle discipline olimpiche tradizionali. A ventuno anni Dick decide che da quel momento il salto in alto non sarebbe stato più la stesso, quindi prende un bel respiro, la rincorsa e invece del solito “salto a forbice” o della spettacolare “tecnica Horine” stabilisce che da quel giorno la tecnica più usata sarà quella “alla Fosbury”: rincorsa laterale, curva in corsa, salto, rotazione e curvando la schiena si evita l’asta. Non a caso, in quell’edizione delle Olimpiadi, nessuno, ma proprio nessuno riuscirà a batterlo.

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