Baku: un rodeo truccato da Grand Prix

Baku: un rodeo truccato da Grand Prix

Di Paolo Graldi. La Formula Uno a Baku mostra le sue contraddizioni. Perde chi avrebbe dovuto vincere, vince chi lo meritava di meno, va fuori gioco chi già assaporava il podio e vi sale chi non ci sperava già più.

di Paolo Graldi
baku Azerbaijan F1 Grand Prix

Bella e terribile, cinica e scontrosa, imprevedibile e rissosa: la Formula Uno, sbarcata nella città del vento, a Baku, mette in mostra tutto il suo fascino ma anche le sue contraddizioni. Perde chi avrebbe dovuto meritatamente vincere, vince chi lo meritava di meno, va fuori gioco chi già assaporava il gradino più alto del podio e vi sale chi non ci sperava già più. Un western, un O.K. Corral, su quell’asfalto freddo e infido, con gli pneumatici che corrono come su una schiuma di sapone e le strettoie tra muri medioevali che rendono il serpentone delle monoposto a trecento all’ora come uno scudiscio impazzito.

FRULLATORE – In Azerbaigian vince Hamilton, che succhia la scia di Bottas, in testa alla corsa, annientato da una foratura, male incurabile in una pista invasa dai detriti, resti di scontri temerari e qualche volta anche inutili oltre che assai poco agonistici. Vettel, che aveva guidato il week end, mostrando la forza di una Ferrari prima della classe, resta fuori dallo champagne e dai trofei e si ritrova quattro punti sotto l’inglese della Mercedes, il quale già sembrava entrato in un labirinto psicologico da depressione per mancanza di vittorie consecutive. Come in un frullatore, la quarta corsa del campionato ha demolito le certezze della vigilia e affermato uno scompaginamento inatteso e pesante per tutto il paddock. Fino a porsi la domanda.

SPETTACOLO? – Ma è giusto ridurre tutto a un rodeo annunciato solo per soddisfare una tappa del Campionato ricca di petro-rubli, ma assai poco attenta all’essenza intima e splendida di questo sport? È vero che la governance americana vuole lo spettacolo prima ancora dello sport e spera con le battaglie all’ultima ruotata di ramazzare audience planetaria, quella che porta milioni di dollari al secondo. Ma tant’è. Il campionato è lungo e le Rosse, tra errori, disguidi, parapiglia e un bel po’ di sfortuna sapranno rifarsi.

FORTUNA – La Dea Bendata ha arriso a Hamilton, soddisfatto anche per la sua nuova mise tricologica, formata da righe intrecciate di capelli lungo il cranio, ultima invenzione per tenere alto il livello di stravaganza e di amore per l’esibizione stralunata. È anche vero che in gara il geniaccio cinico, cattivo e ingordo della Mercedes sa attendere come i caimani di fiume africano che la preda sia a tiro per inghiottirla in un solo boccone. Bisogna però anche ammettere che la sua vittoria a Baku è stata talmente segnata dalla sfortuna degli altri più della dalla propria bravura che è rimasta avvolta in un velo di tristezza, non si sa quanto esibita, per la sfiga del finlandese che si sarebbe meritato un trofeo se un chiodo, diciamo così, non l’avesse mandato a ruote all’aria.

SFORTUNA – Vettel ha giocato il tutto per tutto, azzardando un sorpasso sul finale, dove tutti si erano ricompattati per effetto dell’ennesima safety car, ma le ruote non hanno retto alla frenatona e in un batter di ciglia, su quella curva a gomito, ha dovuto cedere il passo alle Mercedes ed anche al suo fido compagno di squadra, Raikkonen che s’è magistralmente infilato al secondo posto dopo l’abbandono di Bottas. Seb ci ha provato. Ce l’avesse fatta a inghiottire la Freccia di Bottas dopo la ripartenza, avrebbe consegnato quel gesto alla leggenda della Formula Uno, l’impossibile divenuto realtà, le leggi della fisica frantumate, la guida oltre la perfezione. Non è andata così e la manovra è stata derubricata a un tentativo un po’ velleitario di risucchiare un avversario, ma attraverso un calcolo troppo temerario e dunque sbagliato.

FERRARI – Ci sarà modo e tempo di rifarsi perché, va ripetuto, la macchina c’è: resiste, è equilibrata, veloce, le innovazioni continue trovano applicazione nelle diverse situazioni e dunque nulla è perduto. Il clan della Rossa sembra compatto, sereno. Arrivabene nella sua pacatezza contadina, riesce a  tenere a bada i suoi due campioni, quest’anno entrambi in gran forma e in aperta competizione tra loro. Kimi forse si aspetta una riconferma e vede allungarsi sul suo futuro l’ombra di un competitor, che potrebbe essere Leclerc, andato piuttosto bene ultimamente, o addirittura Daniel Ricciardo, che ormai sembra in rotta aperta con la Red Bull.

RED BULL – Dove non si fa mistero di preferirgli, nonostante tutto, il monello della Formula Uno, l’olandese volante e schiantante Max Verstappen. A Baku i due hanno litigato di brutto e i duelli sono finiti a trecento all’ora in un tamponamento pericolosissimo che ha ridotto entrambe le macchine a pezzi. Max non accettava che Daniel lo superasse com’era accaduto poco prima in un’altra parte della pista: gli ha resistito zigzagando sull’asfalto insidioso fino all’istante in cui l’australiano cercava con un dribbling di aggirarlo. In casa Red Bull, stavolta, si sono infuriati. Hanno perso in un botto solo 24 punti e a causa delle bizze di Max cinquanta in quattro Gran Premi, un pacchetto di soldi che comincia a diventare davvero ragguardevole.

CRITICHE – E poi la sconsideratezza nella guida, ben oltre il dato agonistico, fa arrabbiare le ottocento persone che con intelligenza, impegno, devozione e sacrificio hanno portato la vettura tra le probabili aspiranti al titolo mondiale. I grandi capi della bibitona austriaca hanno preteso dai due piloti, senza dividere le responsabilità, scuse ufficiali e in settimana sono stati convocati in fabbrica per ripeterle e per mettere a punto nuove norme d’ingaggio. Comunque Daniel non ha commentato, mentre Max con una piroetta si è tirato fuori dalla linea delle responsabilità. Jacques Villeneuve, sciarpona rossa da malatino al collo, lo ha preso di punta nei suoi commenti sempre competenti e gli ha addossato l’intera responsabilità dei guai che combina. Sui commenti del canadese, i più lucidi, competenti, indipendenti, è caduta anche la tegola della squadra: attenzione ragazzi, la Formula Uno dà ma sa anche togliere. Regolatevi.

VISIONE – Un cenno finale a Sky Q: davvero magnifica la visione, splendidi gli affinamenti della grafica, la grande quantità di notizie per tutti i gusti e tutti i palati, uno squadrone di commentatori (un velo pietoso su quelli della Formula Due che sanno solo gridare come in un pollaio di galli impazziti) di ottimo livello, Carlo Vanzini in testa al gruppo. Davvero mai vista prima meglio di così la Formula Uno, il più grande spettacolo del mondo.

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