Qui Boris Becker, ufficio dei trofei smarriti

Qui Boris Becker, ufficio dei trofei smarriti

Boris Becker è finito in bancarotta, ma invece di farsi pignorare case e altri beni, ha deciso di mettere all’asta i trofei vinti. Ma c’è un piccolo particolare. Non li trova più.

di Francesco Cavallini

Signore e signori, Boris Becker. Tennista di fama mondiale, ex numero uno del mondo, vincitore di sei Slam, ex allenatore di Nole Djokovic e…povero in canna. Beh forse povero proprio no, perché i creditori hanno tra le mani parecchie proprietà del tedesco da cui ricavare i 44 milioni di euro di passivo derivato dalla bancarotta dell’ex campione, ma il buon Boris ha pensato a qualcosa di meglio. Invece di farsi pignorare case e altri beni, ha deciso di mettere all’asta i trofei vinti in quasi vent’anni di tennis. Ma c’è un piccolo particolare. Non li trova più.

Sono Boris Becker, qualcuno ha visto i miei trofei?

Com’è che si dice, la casa nasconde ma non ruba, peccato che forse questo adagio vale solo per chi di casa ne ha una sola. Ma Boris Becker, colpi da campione e anima da playboy, avrà certamente difficoltà a rintracciare tutti i propri movimenti nel periodo in cui era in cima al mondo e, di conseguenza, a capire dove siano finite tre coppe di Wimbledon, due degli Australian Open e una di Flushing Meadows. Che comunque, di base, non sono oggetti poco caratteristici e/o riconoscibili. Ma la memoria latita, i creditori incombono e Boris, attraverso la società che gestisce la liquidazione del suo patrimonio, ha lanciato un appello: chiunque abbia informazioni sui suoi trofei, può chiamarlo e riceverà una ricompensa in caso di ritrovamento.

Gli organizzatori degli Slam hanno risposto picche

Perché qualcuno che non sia lui stesso debba avere informazioni su cose che gli appartengono non è molto chiaro, ma evidentemente la paura di vedersi portare via tutto sta causando più di qualche scompenso al buon Becker. Che, per non lasciare nulla di intentato, ha anche chiesto agli organizzatori degli Slam vinti se le coppe in questione fossero ancora in loro possesso, un po’ come l’alunno che dopo venti anni dalla maturità va a scuola a ritirare il diploma. Naturalmente Boris si è sentito rispondere di no in tre lingue diverse (anzi, solo in inglese, ma la figura retorica resta valida) e la caccia ai trofei, stavolta poco figurata, continua.

Un divorzio costoso e investimenti sbagliati

Come ha fatto un campione così celebrato è famoso a finire in bancarotta? Beh, la risposta, conoscendo la storia personale di Boris Becker, è abbastanza ovvia: il divorzio dalla prima moglie Barbara Feltus, che non ha assolutamente preso bene uno dei tradimenti del tedesco (forse perché corredato da inatteso bebè) e gli ha sfilato parecchi quattrini. Poi ci si è messo lo stesso Boris che, a differenza di quando era in campo, ha praticamente sbagliato un colpo dopo l’altro, investendo male i suoi guadagni e ritrovandosi quindi senza un soldo. Ma almeno gli restano i trofei, una parte importante della sua vita, capace di salvargli il portafogli attraverso un’asta che si preannuncerebbe ricchissima. Il problema è ritrovarli. Prima che qualcuno in una delle case che i creditori gli pignoreranno si ritrovi un portafrutta stranamente simile alla Coppa di Wimbledon.

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