NCAA e pagamenti in nero: lo scandalo universitario che spaventa la NBA

NCAA e pagamenti in nero: lo scandalo universitario che spaventa la NBA

Pare essere venuto alla luce quello che è un po’ il segreto di Pulcinella del basket universitario americano: i giocatori migliori della NCAA, ufficialmente dilettanti, vengono pagati in nero.

di Redazione Il Posticipo

Il motto dello sport non professionistico sarà anche l’importante è partecipare, ma quando una disciplina che ufficialmente non prevede pagamenti crea un giro d’affari vorticoso, risulta abbastanza impossibile riuscire a mantenere un vero dilettantismo. E se stiamo parlando della NCAA, il campionato universitario di basket americano, che non raggiungerà i livelli dell’NBA in quanto a popolarità mondiale, ma che negli Stati Uniti suscita altrettanto interesse (e incassi, tra TV e presenze nei palazzetti), diventa perlomeno ingenuo pensare che i migliori giocatori non vengano pagati. Il problema, tra virgolette, è che questo comunque non deve accadere. Lo stabilisce il regolamento che, finché non verrà cambiato, fa fede. E quindi ora la puritana America grida allo scandalo.

Pagamenti in nero nella NCAA

Scandalo perché si è scoperto quello che è un po’ il segreto di Pulcinella del basket universitario: i giocatori migliori vengono pagati in nero per accasarsi in questa o in quella università e anche per le loro prestazioni sui parquet. Gli esperti scuotono la testa, perché si tratta di portare alla luce ciò che per molti è ovvio. Ma chi è al di fuori del sistema o non è un appassionato ha già ovviamente cominciato la sua campagna per “ripulire il basket” dalle ingerenze economiche.  Non comprendendo che, visto il volume d’affari generato dalla NCAA, quello della lega universitaria è un non professionismo solamente a parole. Ma, come dicevano i latini, dura lex sed lex. E adesso più di qualche nome importante ci sta andando di mezzo.

Fultz, Ayton e tanti altri coinvolti

Tra i “dilettanti” accusati di aver percepito pagamenti nero tramite le proprie famiglie c’è infatti anche il numero uno del Draft 2017 Markelle Fultz, ora a Philadelphia, assieme a molti giocatori che negli ultimi anni hanno fatto il grande salto dalla lega universitaria a quella dei grandi. Ma non finisce qui, perché si prospettano tempi duri anche per cestisti che avrebbero dovuto entrare a far parte dell’NBA con il prossimo Draft. Il condizionale a questo punto è particolarmente d’obbligo, perché bisognerà vedere quali saranno le decisioni della lega per un’inchiesta che, ricordiamo, è portata avanti dall’FBI e che quindi non ha solamente una valenza sportiva, ma anche e soprattutto penale. Possibile che questo terremoto vada a colpire addirittura uno dei migliori prospetti della NCAA, quel DeAndre Ayton che secondo i bookmakers si giocherà il numero uno nel Draft 2018 con Luka Doncic. Anzi, a questo punto “dovrebbe giocarsi” forse suona meglio.

Un sistema da riformare il prima possibile

Dalla NBA, visto che il caos colpisce seppur indirettamente anche la lega più famosa del mondo, sono arrivate richieste più o meno velate di regolarizzare il sistema dei pagamenti, anche e soprattutto alla luce del fatto che il basket universitario è letteralmente impossibile da controllare per ciò che riguarda rimborsi spese, finte borse di studio e chi più ne ha più ne metta. Del resto, visto l’indotto economico generato dal campionato NCAA e dalla cosiddetta March Madness, la fase finale dei playoff (che nel frattempo si avvicina a grandi passi), non dovrebbero esserci difficoltà nel passare da un dilettantismo nominale ad un professionismo di fatto. Ma finchè non si fanno riforme, i ragazzi, le loro famiglie e le loro squadre sono fuorilegge. E negli Stati Uniti non c’è scampo:la musica insegna, se si sfida la legge, alla fine vince lei. E in quel caso, con tutto il rispetto per De Coubertin, sarebbe meglio…non partecipare.

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