6 febbraio 1988 – Con un volo infinito inizia l’era Jordan

6 febbraio 1988 – Con un volo infinito inizia l’era Jordan

Un balzo infinito copre i sei metri che separano la linea dal tiro libero e il canestro. Michael Jordan diventa leggenda con una schiacciata che fa rumore in tutto il mondo.

di Francesco Cavallini

Esiste una distanza tra l’essere storia e diventare leggenda? Probabilmente no, ma se così fosse, sarebbe più o meno di sei metri, anzi, 5,8 come dice il regolamento. Quella che separa la linea dal tiro libero e il canestro. Una distanza che per molti è difficilmente colmabile con un tiro, figurarsi con un salto. Ma se ti chiami Michael Jeffrey Jordan nulla è impossibile, come reciterà poi un notissimo spot.

Un gesto atletico diventato icona

E quindi un balzo infinito, che diventerà a sua volta icona, copre quei sei metri. Gambe larghe, e tanti saluti all’aerodinamica, perchè MJ l’aria la domina, la plasma. Non per niente, dopo quella schiacciata, diventerà “Air”. E il 6 febbraio 1988 il ragazzo di Brooklyn diventa leggenda, anche prima dei suoi sei anelli. Un gesto all’apparenza semplice. Per lui, chiaramente. Secondi di sospensione della realtà, per Jordan e per il pubblico. Poi il boato, applausi scroscianti e tutti gli altri partecipanti dello Slam Dunk Contest possono tranquillamente accomodarsi fuori, perchè il vincitore è uno e uno solo.

Inizia l’era Jordan

È l’uomo che sconfigge la gravità, che regala al gesto tecnico che agli albori della disciplina era considerato quello…meno tecnico, quello di schiacciare la palla nel canestro per essere pressochè certi che ci vada senza problemi, la dignità, anzi, la fama imperitura. La schiacciata, ancora più di prima, diventa il modello, l’obiettivo, lo spettacolo. Lo Showtime dei Lakers di Magic, i Celtics di Bird e McHale stanno per lasciare il passo, anche se ancora non lo sanno. È iniziata l’era Jordan. Un’era che non ne vuole sapere di terminare, nonostante due ritiri, un periodo dedicato al baseball e uno al golf.

Il più grande di tutti i tempi?

Perchè la leggenda nasce in un attimo ma si propaga negli anni. Nei decenni. Tre, per la precisione, che separano quel sei febbraio da un presente in cui la figura di Jordan è ancora presa a modello, nonostante i Kobe Bryant, i LeBron James e gli Stephen Curry. Si discute sempre e comunque su chi sia il più grande di tutti i tempi e qualcuno, soprattutto i più giovani, storce la bocca alla menzione di MJ. Quello che le nuove generazioni non comprendono è l’impatto planetario di quel salto a gambe divaricate, di quegli interminabili secondi prima della schiacciata. Se prima, più o meno, l’NBA era un qualcosa di mitologico, complice la diffusione televisiva, diventa qualcosa di familiare. E il primo volto che molti ammirano su quel parquet fa la linguaccia e sfida la gravità, come se non potesse fermarlo. Un salto infinito, che continua ancora oggi e non ha intenzione di finire.

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